Vino, nel 2023 crolla la produzione mondiale: ai minimi da 60 anni

Redazione
08/11/2023

Registrato un calo del 7 per cento rispetto al 2022, segnando il rendimento peggiore dal 1961. È colpa della crisi climatica fra siccità, gelate e forti piogge. Male soprattutto la Spagna e l’Italia, che perde il primato in favore della Francia.

Vino, nel 2023 crolla la produzione mondiale: ai minimi da 60 anni

La produzione mondiale di vino è in crisi. Stando agli ultimi report, nel 2023 si è registrato il rendimento peggiore dal 1961, con un calo del 7 per cento rispetto all’anno precedente. Un fenomeno sempre più evidente per colpa della crisi climatica, che sta condizionando le colture fra gelate, allagamenti e siccità. È quanto afferma l’Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino (OIV), che ha presentato stime ancor più negative per l’Italia. A fronte di una decrescita in tutta l’Unione europea, il Belpaese ha una resa inferiore del 12 per cento rispetto al 2022, ai minimi dal 2017. Un fattore che ha fatto perdere il primato mondiale in favore della Francia, che torna così in vetta alla classifica dei maggiori produttori dopo nove anni di assenza.

La produzione di vino nel 2023 è crollata ai minimi dal 1961. Male anche l'Italia, superata dalla Francia, e la Spagna. Bene gli Usa.
La produzione mondiale di vino è in calo (Getty Images).

I dati della produzione mondiale di vino in Italia e nel mondo

«Una tempesta perfetta negli emisferi nord e sud ha creato una situazione catastrofica», ha spiegato alla Bbc Giorgio Delgrosso, responsabile dell’analisi di OIV. Il report ha passato in rassegna il 94 per cento della produzione globale di vino, il cui 60 per cento proviene dall’Unione europea. Nel dettaglio, nel mondo la resa ha raggiunto 244,1 milioni di ettolitri (ciascuno equivale a 133 bottiglie standard), il record negativo dal 1961 quando non superò i 214 milioni. I Paesi europei ne hanno prodotti 150 milioni, il terzo livello più basso dall’inizio del secolo. Pesa soprattutto la situazione in Italia e Spagna, le due nazioni che hanno fatto registrare le variazioni di rendimenti più importanti. In Italia la produzione è scesa del 12 per cento rispetto al 2022, in Spagna addirittura del 14, il minimo da 20 anni.

In controtendenza la situazione in Francia, dove i dati sono rimasti invariati tanto da garantirle il primato mondiale. In positivo anche la resa negli Stati Uniti che, assestandosi attorno ai 25 milioni di ettolitri di vino, ha registrato un incremento del 12 per cento rispetto al 2022 ed è salita al quarto posto al mondo dietro a Francia, Italia e Spagna. Lo shock più evidente arriva però da Cile, il massimo produttore dell’America Latina, e Australia, dove i numeri hanno confermato rispettivamente un calo del 20 e del 25 per cento in appena 12 mesi per colpa di incendi e siccità.

Le principali cause del calo e l’equilibrio del mercato

L’impatto della crisi climatica si riscontra maggiormente nelle zone del Mediterraneo e del Sud America. Non solo in Italia e Spagna, ma anche in Grecia, Sudafrica e Brasile, la siccità e le improvvise precipitazioni torrenziali hanno messo in ginocchio la produzione più che in altre aree del mondo. Germania, Portogallo e Romania, assieme agli States, hanno giovato di condizioni ambientali molto più favorevoli. Ci sono però potenziali buone notizie all’orizzonte. «La bassa produzione non è mai positiva», ha spiegato Delgrosso. «Tuttavia, i livelli di consumo in calo potrebbero aiutare a bilanciare i prezzi». Ad agosto, infatti, il governo francese aveva stanziato 200 milioni di euro per distruggere le scorte in eccesso, invendute per via della scarsa domanda.

La produzione di vino nel 2023 è crollata ai minimi dal 1961. Male anche l'Italia, superata dalla Francia, e la Spagna. Bene gli Usa.
Gli effetti della crisi climatica sui vigneti (Getty Images).