L'ultimo attacco della Lega contro il M5s e Virginia Raggi

L’ultimo attacco della Lega contro il M5s e Virginia Raggi

Il Carroccio al Campidoglio minaccia lo stop al Salva Roma in polemica con la sindaca. Salvini: «Non esistono Comuni di serie A e di serie B». I grillini: «Speculano sule elezioni». 

19 Aprile 2019 14.24

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L'assedio di Roma da parte di Matteo Salvini e della Lega continua senza battute d'arresto. Dopo lo scambio al vetriolo con il capo politico M5s Luigi Di Maio, strascico dei terremoti Raggi e Siri che hanno scosso la maggioranza, proprio dalla Capitale arriva l'ennesimo attacco.

«Il Salva Roma non ci convince perché il sindaco non ha dato alcuna reale prospettiva di sviluppo della città», ha detto il capogruppo leghista al Campidoglio Maurizio Politi che ha aggiunto: «Il governo è disposto ad aiutare Roma, la Lega in primis, ma il problema vero è che in tre anni il M5s non ha offerto alcuna visione della città, è tutto peggiorato. E la Raggi non è in grado di amministrare».

SALVINI: «NON CI SONO COMUNI DI SERIA A E DI SERIE B»

A stretto giro è arrivato anche l'affondo del leader della Lega. «Facciamo di tutto per aiutare i romani. Evidentemente c'è un sindaco che dice a un suo collaboratore: "Non ho il controllo della città", auguri», ha detto Salvini riferendosi agli audio pubblicati da L'Espresso. «Non ho tempo per rispondere agli insulti. Mi dispiace per come è ridotta Roma», ha aggiunto, assicurando che il governo sta «lavorando a un decreto crescita e non credo ci debbano essere comuni di seria A e di serie B. Se c'è un intervento per aiutate tutti i Comuni in difficoltà parliamone. Se c'è un intervento per aiutare un Comune in difficoltà no», ha messo in chiaro citando i problemi di bilancio di Catania e Alessandria. Alla domanda se avesse paura di un possibile default della Capitale il ministro dell'Interno ha tagliato corto: «Mi spaventa un sindaco che dice di non avere il controllo della città».

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Il M5S: «LA LEGA FA POLEMICA PER SPECULARE SULLE ELEZIONI»

Il M5s romano non è stato a guardare ed è partito al contrattacco. «La Lega vuole stoppare il Salva-Italia e regalare 2,5 miliardi di euro alle banche pur di attaccare Roma e il M5s. Ha gettato la maschera. Grazie all'amministrazione Raggi e del M5s abbiamo trasformato Roma Ladrona in una città che tiene finalmente i conti in ordine. Ma si vede che a loro interessa solo fare polemica per speculare sulle elezioni», ha tuonato il capogruppo pentastellato in Campidoglio Giuliano Pacetti. «I romani non sono stupidi come pensano loro», ha rincarato la dose il consigliere grillino ripetendo le parole giù utilizzate da Raggi. «L'operazione per chiudere la gestione commissariale del debito storico di Roma è a costo zero per gli italiani e anzi produrrà un risparmio stimato in 2,5 miliardi. Non è un Salva Roma, ma un Salva Italia. Si mette in sicurezza il piano di rientro fino al 2048: si dà piena copertura ai 12 miliardi di debiti e quindi si garantiscono pagamenti certi a cittadini, imprese e istituti di credito. Contemporaneamente si scongiura la crisi di liquidità prevista a partire dal 2022, con possibili ripercussioni sul bilancio di Roma Capitale».

IL BRACCIO DI FERRO SUL DECRETO CRESCITA

Il Salva Roma, l'operazione annunciata da Raggi e dal viceministro dell'Economia Laura Castelli il 4 aprile scorso, prevede la chiusura nel 2021 della struttura commissariale (definita dalla sindaca «una sorta di bad company») dipendente da Palazzo Chigi che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008. Secondo il M5s questa azione non comporterebbe oneri maggiori per lo Stato e per gli italiani, anzi produrrebbe dei risparmi e risorse in più a disposizione. Tuttavia la Lega dall'inizio ha mostrato forti dubbi sulla misura, arrivando a chiederne lo stralcio. La norma è stata inserita nel decreto crescita e sulla sua permanenza è in atto uno scontro tra gli alleati di governo. «Lo Stato si accolla una parte del debito finanziario e riduce i costi che dà alla gestione commissariale. È un'operazione win-win. I cittadini italiani non pagheranno l'operazione», aveva assicurato Castelli. «In caso contrario ci saremmo trovati nel 2022 con una crisi di liquidità fortissima che avrebbe soffocato la città». Al momento per ripagare i debiti di Roma nella gestione commissariale già confluiscono fondi statali (pari a 300 milioni ogni anno) insieme a fondi comunali (pari a 200 milioni). Chiudendola, la gestione di questi debiti passerebbe al Comune. I risparmi – stimati secondo gli ideatori di questa manovra in 2 miliardi e mezzo – deriverebbero dalla rinegoziazione dei mutui con le banche da parte dello Stato e da una ricognizione del piano di rientro del debito.

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