Vita da “comedian”

Bruno Giurato
30/09/2010

Star di Hollywood, attore brillante nella vita e nell'arte.

Vita da “comedian”

Un “comedian” vecchio stampo, un macho dalla bellezza morbida ma virile. Per molti, Tony Curtis è l’indimenticabile jazzista improvvisato di A qualcuno piace caldo che si travestiva da donna per sfuggire ai sicari della mafia e, in un happy end funambolico, si fidanzava con Marilyn Monroe.
Nella realtà, Tony Curtis ebbe davvero una storia con Marilyn. In una delle autobiografie, intitolata Some like it hot, scrive: «Tutto era bello con lei sebbene non sapessi mai cosa pensasse la mia partner mentre eravamo a letto. Scoprii solo in seguito che durante quel nostro rapporto segreto Marilyn era rimasta incinta e aveva perso il nostro bambino». Ci sono personaggi che attirano le le ombre, si prestano naturalmente a misteri, incertezze e naturalmente a rivelazioni, come Marilyn. Poi ce ne sono altri che giocano la propria vita in chiaro, anche nelle vie tortuose-avventurose del secolo breve, come il “commediante” Tony Curtis.
Era nato nel Bronx nel 1925 da una famiglia ungherese e il suo vero nome era Bernard Schwartz. In seguito lo cambiò in Tony Curtis, adottando il nome da Anthony Adverse, il romanzo di Harvey Allen, e il cognome da un vecchio soprannome della famiglia materna, “Kurtz”, inglesizzato in Curtis. L’ungherese fu la lingua del piccolo Bernard fino ll’età di sei anni. Ma Curtis rimase sempre legato al suo paese d’origine: dopo che nel 2004 aveva realizzato per il governo di Budapest alcuni spot pubblicitari, i turisti americani in Ungheria aumentarono del 16%. Carisma da commediante.
Curtis ebbe un’infanzia quasi randagia: la madre malata di schizofrenia, «violenta e antagonistica», lo picchiava, il fratello finì in orfanotrofio per alcuni periodi. Curtis partecipò alla Seconda Guerra mondiale in marina, era a poco più di un chilometro di distanza quando i giapponesi firmarono la resa ai soldati Usa nella baia di Tokio il 2 settembre 1945. Al ritorno si iscrisse alla New School di New York con il fermo proposito di diventare una star del cinema, un suo compagno di corsi era Walter Matthau. Ma a Tony interessavano soprattutto soldi e ragazze e quando lo scritturarono per il suo primo film, Criss Cross, commentò «Mi hanno scelto perché sono il più bello del gruppo». Faceva la parte di un ballerino di rumba e il suo nome non appare nei titoli. Ma Hollywood si accorse in fretta del suo speciale carisma di attore: brillante ma di fascino, duro ma umoristico. Una grande versatilità di ruoli, di facce, che ne ha fatto il precursore di alcune star di oggi, primo fra tutti George Clooney.
Una esemplare vita da commediante la sua, piena di successi, con qualche insuccesso e un grande rammarico, la mancata conquista dell’Oscar. E una lunga teoria di storie d’amore e matrimoni. Curtis si sposò sei volte ma forse il suo amore più grande fu la prima moglie Janet Leigh, da cui ebbe Jamie Lee, la figlia scrittrice e attrice che il 30 settembre 2010 ha dato notizia della morte del padre. Curtis scrisse a proposito della Leigh: «Eravamo la coppia d’oro di Hollywood. Ero molto devoto a lei, ma mi accorgevo che nei suoi occhi lo splendore verso di me cominciava ad appannarsi. Ho capito che qualunque cosa fossi non ero abbastanza per Janet. Questo mi spezzò il cuore».
Curtis lavorò nel Principe ladro di Rudolph Maté, ne Il figlio di Ali Babà di Kurt Neumann e nel Mago Houdini di George Marshall; ma fu anche il pugile sordomuto di Furia e passione di Joseph Pevney e l’aspirante giornalista spregiudicato di Piombo rovente di Alexander Mackendrick, e il detenuto fuggitivo ne La parete di fango, il suo Quasi-Oscar. Curtis incantò nella commedia brillante, con Cary Grant, in Operazione sottoveste di Blake Edwards, prima del trionfo nel ruolo – uno e trino – di suonatore di sassofono, di magnate del petrolio e di Josephine in A qualcuno piace caldo. In Italia e in Europa lo ricordiamo anche per la serie televisiva Attenti a quei due con Roger Moore, un cult degli anni 70. E dagli anni 90 Curtis ha gradualmente abbandonato il cinema per dedicarsi alla pittura, in uno stile vicino al surrealismo che aveva molto in comune con i suoi maestri Dalì, Magritte, Picasso. I suoi quadri sono quotati più di 25 mila dollari. La sua morte ci consegna il profilo un po’ macho un po’ piacione di una vita spesa con grande successo tra tentativi ed errori. Succede ai commedianti.