Viva l’ammore

Redazione
17/12/2010

di Daniela Faggion Come l’Uomo del Monte, alla fine anche loro hanno detto sì. Claudio Amendola e Francesca Neri sono...

Viva l’ammore

di Daniela Faggion

Come l’Uomo del Monte, alla fine anche loro hanno detto sì. Claudio Amendola e Francesca Neri sono diventati marito e moglie a New York, l’11 dicembre 2010 dopo 11 anni da fidanzati. A giustificare tanto tempo per arrivare alla fatidica decisione i due attori hanno addotto pigrizia e scaramanzia e, visto come vanno le cose anche fra le persone comuni, potrebbero non avere tutti i torti. Tante, infatti, le coppie – magari già conviventi – che dopo un lungo fidanzamento,  si sposano e vanno in crisi poco tempo dopo aver pronunciato la sillaba più temuta dagli scapoli.
«Per quanto stabile, la convivenza lascia un senso di provvisorietà che a molti consente di non soffocare, mentre il matrimonio sancisce la relazione in modo definitivo, almeno nelle intenzioni, e a fare la differenza è proprio l’elaborazione del vincolo», dice a Lettera43.it Raffaella Magnoli, psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico dell’Associazione Paolo Saccani, che di coppie in crisi nel suo cursus honorum ne ha conosciute e aiutate parecchie.

Matrimonio è una struttura fragile

Cerchiamo di capire se per i vip e i comuni mortali esistono dinamiche diverse. «A parte che quando vengono da me sono tutte persone, non importa quanto socialmente very important, ci sono senza dubbio elementi comuni che fanno fare tilt», spiega Magnoli: «Elementi che si ascrivono a modificazioni interiori e a cambiamenti nella percezione dei propri bisogni e, poiché la scelta dell’altro risponde a bisogni inconsci passibili di mutamento, quando lui/lei non ci va più bene vuol dire che i bisogni originari e quelli che si sono formati anche stando insieme non corrispondono più. Detto questo, sicuramente una coppia di artisti è sottoposta a una quantità di stimoli maggiore rispetto a chi non deve fare i conti costantemente coi riflettori puntati, oltre al fatto che per loro il matrimonio può sembrare ancor più vincolante rispetto alle scelte professionali».
Il vero nocciolo della questione, dunque, è come il vincolo cambi la rappresentazione di sé, dell’altro e dei sentimenti che ci sono in mezzo e come, in una società “giovanilistica”, il matrimonio dia la sensazione di una ineluttabile scelta di maturità.
«Il matrimonio è diventato una struttura fragile perché l’unico collante è lʼamore», continua la dottoressa Magnoli, «e l’amore è un sentimento umano che si può esaurire ed è messo continuamente alla prova: la donna ha un’autonomia economica e culturale maggiore di un tempo; la mobilità lavorativa porta a intrattenere relazioni sociali più estese e occasioni di lavoro lontano dalla famiglia; la facilità a ottenere la separazione e la maggiore tolleranza sociale nei confronti di divorzio e famiglie ricostruite può indurre a cercare in essa la soluzione».
A quarant’anni dall’entrata in vigore della legge su separazione e divorzio in Italia, sono state almeno 800 mila le coppie che vi hanno fatto ricorso, con un dato più che raddoppiato negli ultimi tredici anni, anche se nessuno da noi ha ancora eguagliato Elizabeth Taylor, con 7 divorzi ottenuti (due dal collega Richard Burton).

Meglio condividere la condizione di genitori

Forse hanno ragione Brad Pitt e Angelina Jolie, che il matrimonio l’hanno provato con altri e ora, insieme, vivono e condividono soprattutto la condizione di genitori. Forse si comprendono meglio Francesco Renga e Ambra Angiolini, che diranno sì l’anno prossimo dopo averci pensato a lungo, mentre i “colleghi” Federico Zampaglione e Claudia Gerini sembrano restare ancora nel dubbio.
Certo è difficile immaginare che possa ripetersi un esempio di amore inossidabile dentro e fuori dal palco come quello di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, ma non si può non augurare che accada a Claudio Amendola e a Francesca Neri.