Vivere in Inghilterra con la Brexit, tra meritocrazia e gufi smentiti

Massimo Del Papa
27/08/2017

Profezie da tregenda sbugiardate, niente sfacelo né economia che va a rotoli: testimonianza da Brighton, dove dignità e lavoro esistono anche dopo aver lasciato l'Europa. Non come nell'Italia dei raccomandati.

Vivere in Inghilterra con la Brexit, tra meritocrazia e gufi smentiti

Il bagnasciuga dell'antivigilia di Ferragosto è il posto giusto per incontrare, dopo diversi anni, una giovane amica che, scopro, adesso vive a Brighton. Ma pensa, e come ci si trova? Benissimo, ha un lavoro soddisfacente nel settore finanziario, è fidanzata con uno del posto, non si può proprio lamentare. Poi aggiunge con una smorfia metà di rigetto e metà di rimpianto: in Italia non ci torno più, giusto per le feste a ritrovare i parenti, ma appena posso rientro (domani l'aspetta un aereo, infatti: a Ferragosto, in England si lavora).

DA NOI LAUREA E MC DONALD'S. Le spiace un poco non suonare come prima, fresca diplomata al Conservatorio, ma ha trovato, mi spiega, la sua strada: la pagano per quello che vale e non ha dovuto umiliarsi o consumarsi per inserirsi. Se ripenso, sorride amara, a cosa ho lasciato… qui la meritocrazia non è neppure un fantasma, è un concetto irreale, un arcaismo; ho amiche laureate con lode, spiega, che lavorano al Mc Donald's.

BRUXELLES TROPPO CONTORTA. Preoccupata per la Brexit? Neanche tanto, ci hanno detto di star tranquilli, che non succederà niente, non sono mica stupidi, non hanno nessuna intenzione di andare allegramente incontro allo sfacelo, rinunciando oltretutto a elementi che hanno scremato e arruolato loro: una ragione ci sarà, il concetto di Europa che continuano a difendere è questo, non le contorsioni psicotiche di Bruxelles.

La sera dopo al telegiornale manderanno un servizio in cui si racconta che, a un anno dalla decisione di uscire dall'Europa, i turisti a Londra sono addirittura cresciuti, per il calo della sterlina. Si vede che il vento sta cambiando anche per la Rai, comunque niente lascia presagire le catastrofi che le Eurocassandre da mesi annunciano: penali per millantamila miliardi, economie a rotoli, distruzioni naturali, scenari dickensiani o malthusiani.

COL PROPRIO DESTINO IN MANO. Sarà, ma, in un'orgia di profezie da tregenda ne avessero azzeccata mezza: l'Inghilterra tira dritta e continuerà a tirare perché – di questo è convinta la mia interlocutrice, sulla base non degli editoriali a gettone che si leggono qua, ma della vita che vive e respira là, insieme con altri giovani come lei – si sta riprendendo il suo destino. Siamo noi che annaspiamo per conto terzi.

FUGA DI DECENZA E DIGNITÀ. La cara Europa, sulla quale contavamo per emendarci da certe tare nazionali, ha finito per conclamarle, prima delle quali proprio la totale mancanza di un criterio razionale, basato sulla capacità e sulla serietà in qualsiasi aspetto, ambito, contesto. Macché: qui continua a regnare indisturbato il “chi conosci”, il “ce l'hai una spinta”, il concorso spifferato e truccato, la manfrina delle commissioni piene di amici e parenti, gli sgobboni o i talenti che vengono segati, la cosiddetta “fuga di cervelli” che invece è fuga della decenza e della dignità.

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Saluto la mia pianista diventata analista finanziaria, la vedo correr via leggera verso la famiglia che ha lasciato poco distante in spiaggia, ma soprattutto verso il suo futuro; la vedo scomparire e sputerei su tutti quelli che in questo inferno senza uscita invocano meritocrazia, denunciano raccomandazioni e pastette e poi ficcano regolarmente gli eredi nelle università dove insegnano, nei giornali in cui scrivono, nei teatri che dirigono e così via.

LIVELLO GENERALE: RASOTERRA. Sempre col solito campionario di giustificazioni ignobili: «Non perché è mio figlio/mia figlia, ma perché è bravo/brava sul serio» (garantiscono papi e mami); «Sarebbe ingiusto che il suo cognome si rivelasse penalizzante» (invece che diventi preferenziale, questa sì che è equità); «Lui/lei la sua gavetta l'ha fatta» (dove, quando se a 20 anni già li fanno dirigenti, previo concorso-farsa?); «Non l'ho mai aiutato/aiutata, ha fatto tutto da sé, io al massimo sorvegliavo da lontano» (magari con qualche telefonata, qualche parola crociata fra compari: tu prendi i miei io prendo i tuoi). Così il livello generale resta rasoterra.

Si sprecano i figli d'arte, si fa per dire, che inanellano Sanremi fallimentari o fiction imbarazzanti o scrivono in condominio con gli aulici genitori su testate che sembrano circoli ricreativi dell'antimafia. Nessuno si fa troppe menate quanto a presupposti, curriculum, esperienza, nessuno si formalizza se un esordiente totale diventa un predestinato, nessuno si chiede (e soprattutto chiede) perché mai l'erede di un informatico debba dirigere da dietro le quinte un partito, convocarne gli amministratori locali, dare loro le direttive.

COSÌ COMBATTIAMO LA CASTA? Sembra tutto normalissimo, fisiologico, un partito è di chi lo ha inventato, è una questione privata, naturalmente nel segno della democrazia e della lotta ai privilegi, alle caste, alle ingiustizie. E se qualcuno ha qualcosa da obiettare, quella è la porta.

SOLO FAMILISMO AMORALE. Ed è difficile, dopo questa Brexit vista dall'Italia, anzi dall'Inghilterra, non provare una nausea profonda, generale, senza eccezioni. Perché di eccezioni non ce ne sono, perché come sempre qui la politica è il più inossidabile dei beni-rifugio, perché l'unica regola continua a chiamarsi familismo amorale, poi ribattezzatela come vi pare ma quella è.