Il bullismo esagerato contro Il Volo, colpevoli solo di saper cantare

Michele Monina
13/02/2024

La loro musica può piacere o meno. Ma su Piero, Ignazio e Gianluca si è scatenata una nuova shitstorm da parte di giornalisti, addetti ai lavori e intellighenzia "de sinistra". Che proprio non perdona al trio di avere un repertorio che guarda al passato, esaltando l'italianità anche all'estero. Ora, tra l'altro, arriva pure un album di inediti. Lasciate in pace questi ragazzi.

Il bullismo esagerato contro Il Volo, colpevoli solo di saper cantare

Nessuno tocchi Il Volo. Sì, magari. Sembra che i tre ragazzi siano sempre oggetto di strali da parte un po’ di tutti, nonostante ci sia una costante tendenza al politicamente corretto, al buonismo strisciante che spinge i più a inforcare gli occhiali rosa da unicorno ogniqualvolta qualcuno si prenda briga di criticare qualcun altro, magari anche aspramente. Loro invece rientrano in un discorso a parte, dove nessuno parla di gogne mediatiche, di shitstorm, di bullismo. Molti giornalisti musicali che affollavano la Sala stampa di Sanremo hanno dato via a un becero spettacolo di fischi quando alla fine li hanno visti entrare in top 10. Eppure non si erano presi la briga di bocciarli nelle pagelle, anche se qui non si discute certo il giudizio di chi di lavoro si occupa di musica – o meglio: di lavoro si occupa di musica durante la settimana santa del Festival, verrebbe da dire, visto che poi in tanti nel resto dell’anno parlano e scrivono di cucito o di fiori e piante. Del resto, non dimentichiamolo, quelli del Volo al loro precedente passaggio sanremese oltre ai fischi si erano beccati contro addirittura cori da stadio e balletti, quando invece di andare a vincere si erano trovati terzi, nel 2019, dopo Mahmood e Ultimo. Nonostante questo, i tre erano comunque rimasti sempre impassibili, professionali, a differenza del collega di San Basilio.

La bizzarra idea che riproporre la tradizione del Bel canto sia “di destra”

Oltre ai giornalisti, però, si sono uniti al coro anche personaggi più o meno noti, lì a dileggiare il progetto di questi tre giovani cantanti arrivati a Sanremo 2024 per festeggiare 15 anni di carriera. Critiche arrivate specie da sinistra, dove evidentemente persiste questa bizzarra idea che riproporre la tradizione del Bel canto sia qualcosa di riconducibile a destra: chissà cosa ne pensa una come Giovanna Marini, che nella tradizione ha affondato le radici del suo lavoro, e certo non è mai stata additata come altro da sé. Tornando a loro: Piero Barone, classe 1993, Ignazio Boschetto, classe 1994 e Gianluca Ginoble, classe 1995, si erano incontrati durante il talent Ti lascio una canzone, condotto da Antonella Clerici, e da lì son partiti alla conquista del mondo, con la tappa della vittoria di Sanremo 2015, con Grande Amore, indubbiamente fondamentale.

Il bullismo esagerato contro Il Volo, colpevoli solo di saper cantare
Il Volo nel 2010 (Getty).

Portano in giro per il mondo una musica che dell’italianità è cifra

La loro musica può non piacere: tendenzialmente guarda al passato, visto che fin qui non hanno mai pubblicato un album di inediti, preferendo rivolgere il canto proprio a quel repertorio vasto e ormai consolidato che va da Puccini a O sole mio, passando per Granada o classici di Frank Sinatra. I gusti personali sono tutti legittimi, figuriamoci, resta però che accanirsi contro tre giovanissimi che, fino a prova contraria, non solo non stanno facendo niente di male, ma stanno anzi continuando a portare in giro per il mondo una musica che dell’italianità è cifra, è qualcosa di miserevole, oltre che di estremamente vile. Perché lanciare critiche sui social, ma anche praticare una forma non troppo diversa di bullismo a mezzo stampa, come se si stesse parlando di qualcosa di biasimevole, è operazione che non porta a nulla di interessante. Nel senso: non amplia un giudizio, specie se ripetuto a macchinetta, non analizza o approfondisce un eventuale punto di vista critico; diventa solo un commento tranchant, per di più dato su chi è indubbiamente capace di cantare, fatto che potrebbe pure apparire irrilevante, ma che in fondo dovrebbe essere la base del mestiere, appunto, di cantante.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Il Volo (@ilvolomusic)

Ai tempi della trap, chi sa cantare deve quasi nascondersi

Attenzione, non siamo qui a contrapporre i tre ragazzi de Il Volo a chi usa l’autotune o roba del genere – questi sono discorsi capziosi che lasciamo serenamente a Luca Jurman e a altri wannabe – quanto piuttosto provare a indicare come, proprio in un discorso ampio che preveda la possibilità di fare musica anche per chi non sa suonare né cantare (la trap in questo fornisce anche troppi esempi) sfugge per quale anomalo motivo proprio chi le basi del canto le conosce e le pratica anche con ottimi risultati dovrebbe essere denigrato e attaccato. Sembra – Dio ci perdoni per la citazione del generale Vannacci – un mondo al contrario, dove chi sa fare qualcosa che un tempo era ritenuto basilare oggi debba quasi nascondersi, o tenere la propria arte segreta, perché il mondo andrebbe in altra direzione. Anche qui, escludendo a priori che di direzioni ce ne possano essere molteplici, visto che la musica può essere espressa con rigore e precisione, come Il Volo evidentemente sa fare e intende continuare a fare, sembra che una sorta di omologato pensiero unico voglia decidere il piatto del giorno, imponendo a tutti le medesime pietanze, a dirla tutta spesso anche piuttosto insipide.

Il bullismo esagerato contro Il Volo, colpevoli solo di saper cantare
Il Volo a Sanremo 2024 (Getty).

Presto sul mercato il loro primo album di brani inediti

E dire, arriviamo all’oggi, che Il Volo sta lavorando da oltre un anno a un progetto che intende spostare il trio proprio verso la contemporaneità, certo non abbandonando il mondo dal quale i ragazzi provengono: mica sono autolesionisti. Nel farlo hanno passato mesi e mesi a stretto contatto con un team di autori, che sulle loro tre diverse voci – differenti per pasta, colore, timbro, tutte caratteristiche fondamentali nel canto – hanno scritto canzoni inedite, presto sul mercato in quello che sarà il loro primo vero album. Una operazione che avevano già testato nell’ultimo tour, dove oltre esibirsi assieme su loro grandi classici, cioè su grandi classici della tradizione italiana del Bel Canto, si esprimevano singolarmente, distinguendosi e in qualche modo caratterizzandosi come singoli, il tutto con quel rigore di cui si parlava prima, medesimo rigore che mettono nelle interviste, ma anche nel rendersi disponibili a selfie o autografi col loro pubblico.

Idee politiche appiccicate addosso ai tre ragazzi

Spiace vederli bersagliati, esattamente alla stessa maniera in cui è spiaciuto vedere Geolier fischiato all’Ariston quando ha vinto la serata dei duetti: lui è ancora più giovane (23 anni) e prendersela con chi è giovane, tanto più se per farlo si tiene quella distanza dovuta a schermi di cellulari o computer, è operazione in effetti equiparabile al bullismo. Poi, ovvio, la critica ci sta, anche sulla nuova svolta più pop de Il Volo, ma i toni dovrebbero essere quantomeno nel novero del buongusto, e volendo anche del buonsenso. Perché chi scrive è uso sì dar vita a critiche anche feroci, ma sempre con ironia e mai andando sul personale, mentre qui il punto sembra siano proprio loro tre, Ignazio, Piero e Gianluca, e una qualsivoglia forma di patriottismo confusa per qualcosa a metà strada tra un nazionalismo putiniano e qualcosa che volendo potrebbe essere riconducibile alle ideologie cui si rifanno Fratelli d’Italia o Lega. Idee appiccicate addosso ai ragazzi che coi ragazzi, fino a prova contraria, non dovrebbero avere a che fare (nel senso: magari la pensano così, ma non è cantando classici o rifacendosi a quella tradizione che intendono veicolari messaggi, e comunque farlo anche quando provano a spostarsi verso altro è sbagliato di suo).

Per dirla con Anna Tatangelo, «quando la persona è niente l’offesa è zero»

Comunque, se si dà in pasto la polemica alla massa che sui social ha modo di agire indisturbata, si finisce per offrire uno spettacolo mesto, che mette a disagio. Stiamo tutti i giorni ad accusare altri di atteggiamenti scorretti, difendiamo gli indifendibili brandendo come clave il diritto a non cadere sotto shitstorm o essere messi alla gogna mediatica, e poi finiamo troppo spesso per essere artefici di questi comportamenti scorretti. Il tutto per la sola colpa di aver successo all’estero, o magari anche solo di fare una musica che non ci piace. Sarebbe bello poter applicare anche a loro le parole di Francesco De Gregori – che immaginiamo sia apprezzato da quella fetta di intellighenzia che ama schernirli – parafrasando il finale del ritornello de La leva calcistica del ‘68: «I ragazzi si faranno anche se hanno le spalle strette». Ma in realtà, beati loro, sembra che Il Volo sia composto da tre baldi giovani che le spalle larghe se le sono già fatte calcando palchi in tutto il mondo. Allora optiamo per il più popolare «cantate che vi passa», perché è proprio vero che le parole andrebbero tarate sulla bocca di chi le pronuncia, o per dirla con la divina Anna Tatangelo, «quando la persona è niente l’offesa è zero».