Voltar pagina con la Fiat

Maurizio Di Lucchio
19/01/2011

Dieci libri per capire il Lingotto.

Voltar pagina con la Fiat

Ecco i dieci migliori libri, secondo il giudizio di Lettera43.it, per approfondire il mondo Fiat, tra presente, passato e futuro.

10. La Fiat ai tempi di Marchionne

Marchionne è il leader, certo. Ma in un’azienda si vince anche col gruppo. E alla rinascita di Fiat ha di certo contribuito anche Luca De Meo, un vero Marchionne boy, l’uomo che ha ricostruito il profilo del marketing di tutti i marchi Fiat, rispolverando anche Abarth, stemma nella polvere. In Da 0 a 500, ripercorrendo le sue esperienze professionali, dà un piccolo saggio del marketing “ai tempi del Marchionne”: un misto di alta professionalità e rapporti umani, la classica miscela che dovrebbe trasmettere al pubblico la passione e il divertimento con cui in fabbrica si è concepito il prodotto-auto. Pensato anche per i non addetti: certe alchimie da successo valgono per tutti.

Da 0 a 500, Luca De Meo, 154 pagine, 13 euro – Marsilio

9. La vera casa reale di Torino

Fiat è sinonimo di Agnelli. L’ultima famiglia reale d’Italia, se non di blasone, quanto meno di immagine è ritratta da Ferrante, con oltre cento micro ritratti che abbracciano tutto l’albero genealogico, per restituire al lettore le figure di una dinastia segnata da grandi successi ma anche da lutti laceranti e tragedie inattese. Casa Agnelli non è solo il racconto di una famiglia, ma anche di un modello capitalistico che si fonda ancora sulla continuità nella leadership, oltre ogni considerazione nepotistica. Memoria sociale, ma anche riflessione sul modo in cui il nipote del fondatore, l’Avvocato, ha costruito il mito Fiat. Dopo Vestivamo alla marinara, un altro libro per gli appassionati della dinastia Agnelli.

Casa Agnelli. Storia e personaggi dell’ultima dinastia italiana, Marco Ferrante, 266 pagine, 9 euro – Mondadori

8. Dove nasce Mimì metallurgico

Già negli anni Ottanta, Gad Lerner titolava di «una classe che non c’è più». Ci si chieda allora che progresso e transizione abbia compiuto il mondo industriale italiano, se la classe operaia sembra non esistere più come idea, pur restando irrisolte ancora molte delle sue istanze. In questo viaggio da Nord a Sud, il giornalista ricostruisce il volto nascosto della vita operaia: la catena di montaggio, ma anche l’isolamento da immigrati, la difficoltà di creare un tessuto sociale tra uomini accomunati dal lavoro ma diversi per provenienza ed estrazione. Molto più che una carrellata di tipi umani da fabbrica, restituisce la parola a un universo dove il lavoro e il ruolo in fabbrica costituiscono anche un’identità esistenziale. Dalla precarietà degli anni Ottanta a quella da operai del referendum sembra persistere solo un’inevasa domanda di giustizia sociale. Libro da riscoprire.

Operai. Viaggio all’interno della Fiat. La vita, le case, le fabbriche di una classe che non c’e più, Gad Lerner, 199 pagine, 8 euro – Feltrinelli

7. Gli ultimi giorni di Mirafiori

Gli ultimi giorni della Fiat: libro dal titolo profetico quello di Giuseppe Turani. Ma non un requiem alla Fiat, bensì il tentativo di mostrare il volto del cambiamento, inevitabile, della più grande azienda italiana. Ripercorrendo uomini e vicende, l’autore suggerisce una visione d’insieme coerente alla più ampia vicenda nazionale.
Dopo gli anni gloriosi e le turbolenze degli anni Settanta, la vicenda del gruppo torinese si fa paradigma della più vasta incapacità del Paese di preservare, o adattare alle nuove esigenze, la sua vocazione industriale. La morale è che non è possibile più rimandare scelte dettate da un complesso di esigenze superiore al solito balletto tra proprietà, politica e sindacati. Opera utilissima quindi per comprendere, o cercare di farlo, l’amara considerazione che «le automobili si fanno dove conviene farle».

Gli ultimi giorni della Fiat, Giuseppe Turani, 128 pagine, 12 euro – Sperling & Kupfer

6. L’amministratore col pullover

Dalle origini abruzzesi agli anni canadesi, dall’ingresso nel Cda del gruppo torinese, nel 2003, fino alla scalata di Chrysler. Senza contare la messe di parole spese su aspetti meno legati all’aura manageriale ma che ne enfatizzano il peculiare stile, fosse anche il pullover blu notte al posto della grisaglia da manager. Su Sergio Marchionne, le definizioni e gli aneddoti si sprecano: meglio affidarsi a questa ricapitolazione di Riccardo e Ludovica Varvelli che ripercorre carriera e ascesa del nuovo “ad” più discusso d’Italia. Per Marchionne, inevitabili anche i paralleli con i predecessori al Lingotto (da Valletta all’Avvocato) e con i colleghi “a stelle e strisce” del settore auto (da Alfred Sloan di Gm a Lee Jacocca di Chrysler). Utile per capire sia l’uomo che il manager, il cui lavoro piace perfino a Obama ma molto meno a Landini e compagnia.

Marchionne, la Fiat e gli altri, Riccardo Varvelli, Ludovica Varvelli, 238 pagine, 19 euro – Il Sole 24 Ore

 

5. Ritratto di famiglia in un interno

Gli Agnelli rappresentano un caso classico di capitalismo italiano familiare. Gli affari di famiglia ripercorre non solo la loro storia ma anche quella di altre grandi dinastie italiane, per capire in che stato versano gli affari ma anche i rapporti interpersonali nelle aziende alle prese con il passaggio generazionale, o con i danni prodotti da esso. Astone ritrae, senza lesinare dettagli anche personali, un’intera galleria di rampolli alle prese col giocattolo di famiglia: si salvano in pochi. Il resto è fallimento, appropriazione indebita di benefit, lotte intestine e pubblici rancori. Il famoso ‘tengo famiglia’ che secondo Leo Longanesi avrebbe dovuto essere scritto sulla bandiera tricolore, cede il passo a un’altra sentenza: il nepotismo italiano non è più un opinione, ma un fatto inestirpabile. Peccato che siano i bilanci a dire che si tratta di un atteggiamento deleterio.

Gli affari di famiglia, Filippo Astone, 290 pagine, 18,60 euro – Longanesi

4. Perché Fiat vuole diventare americana

L’operazione Fiat-Chrysler è forse uno dei punti di svolta dell’ultima Fiat, una partita giocata sul tavolo americano, con l’approvazione della stessa presidenza Usa. Riccardo Ruggeri, già operaio a Mirafiori a 19 anni, poi manager, protagonista a 56 anni della nascita di New Holland, che vede fondersi Fiat e Ford nel colosso nelle macchine agricole e di movimento terra, fino alla quotazione a Wall Street, è certamente osservatore privilegiato delle mosse del colosso industriale torinese. E da questa visuale analizza le scelte, rivelando cosa spinge Marchionne a tentare quello che molti ritenevano un azzardo. Libro non schierato ma che certo gode, per analisi e attenzione, di una fonte straordinariamente interna e contigua al mondo Fiat.

Parola di Marchionne, Riccardo Ruggeri, 170 pagine, 13,60 euro – Brioschi

3. La storia dell’impresa

Fiat. Una storia del capitalismo italiano è una monumentale, anche per numero di pagine, opera di Castronovo che già nel centenario della fondazione aveva dedicato a Fiat un volume per ripercorrere le imprese industriali in parallelo con le alterne vicende della storia italiana. Questo aggiornamento copre gli ultimi anni, se non i più difficili, certamente alcuni dei più complessi, segnati anche dal riassetto seguito alla scomparsa di Gianni e Umberto Agnelli. L’opera dello storico torinese è un ideale compendio di altri suoi grandi e strutturati studi sull’universo Fiat: rigorosi ma anche divulgativi, si prestano a una conoscenza approfondita del tema, quella che manca in molti dibattiti sulla Fiat, e non solo quelli tra avventori al bar e sezioni di partito.

Fiat. Una storia del capitalismo italiano, Valerio Castronovo, 836 pagine, 26 euro – Rizzoli

2. Manuale per capire Mirafiori

Mirafiori, fabbrica madre di molti successi e altrettante discordie, di cui il referendum Marchionne vs Fiom è solo l’ultimo capitolo. Berta, storico d’impresa, editorialista e responsabile dell’Archivio storico Fiat dal 1996 al 2002, traccia una storia della fabbrica simbolo del Paese, dal 1939, anno della fondazione, in poi. Sei decenni di vicende alterne, segnate dal miracolo economico ma anche dagli anni duri del terrorismo e dalle continue tensioni tra proprietà e forze sindacali. Interessante perché capace di restituire non solo l’aspetto aziendale del pianeta Mirafiori, ma anche un profilo di come nasce e si struttura una mitologia da fabbrica, di cui Mirafiori certo è un esempio perfetto.

Mirafiori. La fabbrica delle fabbriche, Giuseppe Berta, 130 pagine, 8,26 euro – Il Mulinoù

1. La prima volta dei colletti bianchi

I sindacalisti duri e puri non la ricorderanno forse con piacere, ma la “marcia dei quarantamila” è un momento storico italiano che ridisegna i rapporti e gli scenari delle relazioni tra mondo industriale e sindacati: dopo 35 giorni di picchettaggio, in seguito alla cassa integrazione, quarantamila colletti bianchi Fiat scesero in strada il 14 ottobre 1980, per riaffermare il diritto a tornare al lavoro in fabbrica. La capitolazione del sindacato e la chiusura della vertenza costituirono un punto di arresto anche della forza e del pervasivo ascendente delle rappresentanze sindacali nelle fabbriche. Momento di mancata svolta e restaurazione dell’ordine, molti la interpretano così. Luca Ponzi, giornalista Rai, già alla Stampa tra anni Ottanta e Novanta, firma un libro su un avvenimento dopo il quale molte cose cambiarono. Pagina importante, almeno fino al prossimo revisionismo.

Il giorno dei colletti bianchi, Luca Ponzi, 208 pagine, 15 euro – Daniela Piazza Editore