Perché Von der Leyen è un’incognita anche per la Germania

Spinta tanto da Macron quanto da Visegrad, la prossima presidente della Commissione Ue divide Berlino. E finisce nel mirino di Csu e Spd.

03 Luglio 2019 20.20
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Il primo capo tedesco della Commissione Ue dal 1967 ha unito i capi di Stato e di governo di 27 Paesi membri, ma paradossalmente divide la Germania. L’unico astenuto, sul nome di Ursula von der Leyen, è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel. Per la forte ostilità verso Von der Leyen dei socialdemocratici (Spd), suoi compagni di governo nella grande coalizione, e anche per la rabbia esplosa tra metà dell’Unione dei cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu), cioè il partito suo e di Von der Leyen, Merkel non ha potuto spingere la candidatura. E al momento della votazione, senza unità con la Spd, nel rispetto delle regole costituzionali tedesche non ha potuto schierarsi per la ministra uscente della Difesa. Per motivi opposti, Von der Leyen era fortemente voluta dal presidente francese Emmanuel Macron come dai leader dell’Est Europa vicini al blocco ultraconservatore di Visegrad. E tanto basta a farne intuire la complessità del profilo politico.

CSU E SPD ALL’ATTACCO SU VON DER LEYEN

Per il capo della Csu (il ramo bavarese dei popolari tedeschi) Markus Söder, l’investitura di Von der Leyen a presidente della Commissione Ue è «un punto per la Germania ma una sconfitta per l’Europa, non possiamo certo gioirne». Presa corpo questa ipotesi per il dopo Jean-Claude Juncker, l’ex capo dell’Europarlamento e socialdemocratico Martin Schulz è stato ancora più aggressivo: Von der Leyen sarebbe stata il «ministro più debole del governo» e ci sarebbe «da mettersi le mani nei capelli» a pensarla alla guida della Commissione di Bruxelles, l’accordo su di lei sarebbe solo una «vittoria del premier ungherese Viktor Orban e degli europei dell’Est». Tanto per Söder quanto per Schulz ne va del processo democratico per decidere le poltrone della nuova Eurolegislatura: gli Spitzenkandidat (i candidati di punta) concordati dai grandi blocchi dei partiti europei erano per i popolari il tedesco Manfred Weber (Csu), e per i socialisti l’olandese socialdemocratico Frans Timmermans.

Von der Leyen Commissione Ue Germania
Il presidente francese Emmanuel Macron è stato il primo sponsor di Ursula von der Leyen a capo della Commissione Ue. GETTY.

PER I FALCHI DELLA CDU SFUMATA LA BCE A WEIDMANN

I bavaresi di Söder volevano Weber a tutti i costi quasi quanto i socialdemocratici Timmermans, non è un mistero. In Germania i toni si erano molti accesi. Tant’è che Merkel, con le mani legate, era arrivata a promuovere Timmermans con Macron (e non più Weber) per calmare gli alleati di governo della Spd, facendo però poi infuriare il suo partito. Ma è un fatto che dopo il voto europeo del 2019, i popolari e i socialisti non abbiano più la maggioranza all’europarlamento. E che tra le altre forze e tra i governi dell’Ue non ci fosse convergenza sui due Spitzenkandidat, in realtà entrambi abbastanza deboli. Non poteva che uscire dal cappello un nome come Von der Leyen, per sciogliere l’impasse. Peccato che, lamentano anche i falchi della Cdu di Merkel, con una cristiana-democratica alla guida dell’esecutivo Ue sia sfumata la presidenza della Banca centrale europea (Bce) al capo della Bundesbank Jens Weidmann.

Il tedesco Martin Selmayr dovrà fare le valigie dalla segreteria generale della Commissione Ue

CON VON DER LEYEN SALTA LA POLTRONA DI SELMAYR

L’ala dura della Cdu voleva la poltrona di Mario Draghi (e presto della francese Christine Lagarde). Avrebbe anche ingoiato un Timmermans al posto di Weber che, bontà sua, è stato forse il primo e tra i pochi politici tedeschi ad augurare buon lavoro a Von der Leyen, in un giorno che ha ammesso «difficile». Il pasticcio in effetti è nell’aria: è molto probabile che, con Von der Leyen catapultata a super-commissario Ue, il tedesco Martin Selmayr debba fare le valigie dalla segreteria generale della Commissione. Sotto Juncker, il burocrate aveva fatto carte false per diventarne il suo potente vice, influenzando così le politiche economiche europee. Ma due tedeschi ai vertici sarebbero troppi: il tempo dirà quanto la Germania ci ha rimesso con Von der Leyen, e se il vincitore della partita è davvero Macron. Certo tanta avversione a Berlino per la ministra che dal 2013, prima donna a rivestire l’incarico, ha tenuto in mano le redini della Difesa non si spiega solo con un risiko europeo andato storto. Va rintracciata nell’indefinibile percorso politico di Von der Leyen.

Ursula von der Leyen commissione ue
Ursula von der Leyen è stata anche la prima ministra della Difesa tedesca.

MEGLIO AL POSTO DI MOGHERINI?

In un momento di critiche al suo ministero, Von der Leyen sarà molto felice del salto a super-commissario Ue che le fa imprimere un’altra svolta nella vita. Il suo curriculum è adeguato per stare a Bruxelles: l’ex ministra della Difesa è nata e cresciuta nella capitale belga e dell’Ue, dove il padre (poi governatore regionale della Cdu) lavorava come capo di gabinetto dell’allora commissario alla Concorrenza. Di nobili origini, a 60 anni Von der Leyen è anche tra i pochi politici tedeschi a parlare perfettamente francese, e negli ultimi anni ha intessuto molti rapporti con i governi europei e con la Nato. Proprio perciò a Berlino casomai era vista bene al posto di Federica Mogherini come alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e per la Sicurezza. Il suo nome per la Presidenza circolava come jolly, per l’apprezzamento di Macron dopo aver conosciuto e lavorato con la ministra. Ma non era preso in considerazione in Germania. Come nessuno in Germania, prima del 2013, pensava a Von der Leyen al ministero della Difesa.

UN CURRICULUM ECLETTICO

Prima era stata titolare della Famiglia, poi del Lavoro. Merkel avrebbe voluto darle la Sanità, ma Von der Leyen si impuntò e ottenne l’esercito. Un incarico riconfermato nel 2017, anche se la cancelliera, all’inizio vicina a lei nel partito, se ne è pian piano discostata. Forse perché non è mai facile inquadrare Von der Leyen in una linea. Prima della (discussa) laurea in medicina, Von der Leyen aveva iniziato a studiare archeologia ed economia. Si cita spesso la sua posizione rigorista sulla Grecia, ma da ministro della Famiglia – e madre di 7 figli – stupì per il forte impulso agli asili nido. Da titolare del Lavoro non ha lasciato invece impronte, mentre alla Difesa ha rimesso in moto la macchina obsoleta e sguarnita delle forze armate. Le si rinfaccia un piano di riarmo poco efficiente e soft, ma la la materia è oggettivamente delicata per la Germania. Europeista convinta, Von der Leyen piace alla Francia ma anche agli euroscettici dei Paesi dell’Est per aver mandato soldati per la Nato a proteggere il confine Ue dai russi. Il suo incarico a Bruxelles è un libro aperto, e un’incognita anche per i tedeschi.

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