Tutti i conflitti tra la presidente Ue Von der Leyen e Matteo Salvini

Il capo della nuova Commissione Ue spinge per i salvataggi in mare. Sull'economia apre alle misure della sinistra. E frena la Lega anche sui nomi dei commissari.

20 Luglio 2019 12.00
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Con Matteo Salvini la presidente della nuova Commissione europea (Ue) ebbe un qui pro quo anche pochi mesi fa, da ministro della Difesa. Nel gennaio scorso, Ursula von der Leyen ritirò dal Mediterraneo la nave tedesca della missione Ue Sophia, di contrasto agli scafisti e a disposizione anche per i salvataggi. «Stazionava da moltissimi mesi negli angoli più remoti del Mediterraneo, dove non ci sono flussi di migranti né traffico di esseri umani. I nostri soldati stavano in attesa, l’ultima volta che sono riusciti a prendere profughi in mare risale ad aprile» affermò Von der Leyen. Sottolineò che l’Italia aveva «il comando della missione e aveva deciso così». E anziché a «star lì a far nulla» spedì la marina a esercitarsi nel Mare del Nord e senza giri di parole chiese «ai ministri dell’Interno di chiarire questa partita politica a Bruxelles». Così da rimandarla lì «tempo 10 giorni». La nave tedesca non sarebbe più tornata, e non per colpa della Germania che continuava a sostenere la missione lanciata nel 2015 dall’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Sicurezza Federica Mogherini. Chiedendo di tornare ad agire. 

LA MARINA TEDESCA CHE IMBARCAVA MIGRANTI

Il nodo non fu naturalmente mai sciolto a Bruxelles. Anzi, per il veto della Lega Nord sugli sbarchi in Italia, a marzo l’operazione Sophia formalmente fu prolungata ma con le operazioni navali nel Mediterraneo sospese. Si capisce perché: dal 2015 le navi delle marine dell’Ue hanno portato in Italia circa 50 mila migranti – raccolti in situazioni di emergenza perché il mandato di Sophia è di deterrenza dei trafficanti –, 22.500 dei quali su navi tedesche. Il braccio di ferro di Salvini era spingere la Germania e gli altri Stati dell’Ue a portare «a casa loro» i migranti tratti a bordo delle loro navi. Con un cambio di regole d’ingaggio e la modifica del regolamento di Dublino per richiedenti asilo nell’Ue. Niente di tutto questo è stato poi deciso nell’Ue, per il solito scaricabarile (in qualche caso autolesionista) tra i 28 Stati membri. E i toni tra Von der Leyen e il leader della Lega, e ministro dell’Interno italiano, sembrano rimasti gli stessi come d’altronde le rispettive idee. A giudicare dalle battute di Salvini di questi giorni e dalla prima intervista rilasciata dalla supercommissaria Ue.

L’ex ministro della Difesa Ursula von der Leyen a bordo di una nave della Marina tededsca nel Mediterraneo. GETTY.

VON DER LEYEN PER I SALVATAGGI IN MARE

Per la Lega appoggiare da parte del M5S la nomina di Von der Leyen è stata una «scelta gravissima». E dire che, all’inizio di luglio, Salvini twittava rilanciando la candidatura per l’Ue della ministro tedesca, a patto che «l’Italia fosse protagonista» e cambiassero le «regole, a partire da  immigrazione, taglio delle tasse e crescita economica». A scanso di equivoci, su entrambi i punti il nuovo capo dell’esecutivo di Bruxelles è stato subito chiaro. Nel discorso prima della votazione, poi nell’intervista e probabilmente nel corso delle trattative sfumate con la Lega, Von der Leyen si è schierata con le Ong. «In mare è un obbligo salvare le vite», «dobbiamo riscoprire la nostra umanità», «una volta che le persone si avventurano in questi viaggi mortali vanno aiutate», ha ribadito. Certo l’ex ministra, e vicina alla cancelliera Angela Merkel, comprende e solidarizza con i governi italiani quando chiedono all’Ue di cambiare le regole di Dublino III – sottoscritte dai governi degli Stati membri nel 2013 – che scaricano i richiedenti asilo sui Paesi di primo approdo.

CON IL CENTROSINISTRA SULLA RIFORMA DI DUBLINO III

Su questo punto Von der Leyen è stata più diretta anche del predecessore Jean-Claude Juncker e della stessa Merkel, lasciando intendere di voler smuovere le acque per un’equa ripartizione tra gli Stati dell’Ue. Da esponente della destra quale è, Von der Leyen riconosce anche il bisogno a proteggere i confini esterni europei e ritiene giusto rispedire indietro chi non ha diritto all’asilo. E pensa si debba investire molto, per esempio in Africa, lansciando la porta aperta anche alle istanze del Carroccio. La Lega tuttavia non potrà essere «protagonista» all‘interno delle Commissione Ue, con un commissario-chiave come inizialmente cercava. Anche a riguardo, come sulle politiche economiche, Von der Leyen è stata molto chiara: «La stragrande maggioranza dei voti» che le hanno permesso l’elezione all’Europarlamento, «è arrivata dai popolari, dai socialisti e dai liberali». Di conseguenza anche la linea economica non cambierà dalla stagione Juncker: «Stretto monitoraggio» sui conti dell’Italia», ma con un occhio attento a «stimolare la crescita».

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, con il nuovo presidente dell’europarlamento David-Maria Sassoli (Pd). GETTY.

ANTI-SOVRANISTA NELL’ECONOMIA

Von der Leyen non potrebbe comportarsi altrimenti. È stata votata dai socialisti – a esclusione dei tedeschi – e dai liberali europei, a patto che rispettasse precise condizioni, in particolare sulla «flessibilità» e sugli «investimenti» per limitare l’austerity. Fermo restando il rispetto delle regole da parte di tutti gli Stati membri. L’ex ministro della Difesa tedesca ha scelto questa strada di legittimazione, sulla scia della vecchia grande coalizione tra socialisti e popolari, prendendo dalla stampella dei conservatori solo lo stretto indispensabile. Cioè l’appoggio del sempre più euroscettico e xenofobo Fidesz del premier unghereseViktor Orban –  tra i popolari europei, e nonostante tutto ancora vicino ai conservatori (Cdu-Csu) di Merkel e Von der Leyen. E degli ultraconservatori clericali polacchi del Pis – intimamente antirussi come Von der Leyen, e ben lontani dalla linea putiniana del Carroccio, che all’europarlamento milita anche in un altro gruppo. Il fatto che sui migranti Fidesz e il Pis siano sulle posizioni di Salvini non deve illudere i leghisti.

LA LEGA NON SARÀ PROTAGONISTA NELLA COMMISSIONE UE

Il capo della nuova Commissione Ue è per un’altra riforma di Dublino III. Quella della sinistra e anche del governo di Merkel solidale, in questo caso con la Grecia, l’Italia e la Spagna. Tutto il contrario dei muri innalzati – anche nell’Ue – dai polacchi e da Orban. Idem per il sovranismo: Von der Leyen è un’atlantista che crede nella libera circolazione e nel libero commercio. Li ascolterà, come farà con la Lega, ma le contropartite per il voto a Strasburgo sono state altre: non ridurre la pioggia di fondi Ue per lo sviluppo al blocco di Visegrad dei Paesi dell’Est, in particolare all’Ungheria e alla Polonia. La supercommissaria frena anche sul pressing della Lega per una poltrona di peso a Bruxelles: cortesemente e nel pieno rispetto di tutte le parti, discuterà e valuterà ogni nome. Ma poi deciderà lei, tenuto conto dei vincoli di mandato che ha accettato e che le sono stati indispensabili per la maggioranza. Non a caso ha preferito pescare i voti dal M5S e prospetta misure sociali di sostegno al reddito e ai disoccupati. Non la flat tax. In più il suo obiettivo dichiarato è quello della parità di genere, il che implica che hanno più chance i Paesi pronti a presentare nomi femminili come possibili commissari. Per il Carroccio ci sono pochi margini, Giancarlo Giorgetti lo ha già capito. Anche Salvini dovrà farsene una ragione.

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