L’effetto Von der Leyen sul governo Merkel

La Grande coalizione è in bilico per il "no" dei socialdemocratici a un loro ministro. Polemiche anche sulla nuova leader della Cdu, AKK, a sorpresa alla Difesa. Ma così la cancelliera ha piazzato due protege in tre ruoli chiave.

17 Luglio 2019 20.01
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Come in Italia – ma per opposti motivi – anche in Germania la votazione all’europarlamento di Ursula von der Leyen a capo della prossima Commissione Ue rischia di aprire una crisi di governo. A Palazzo Chigi c’è dell’altra maretta tra il Movimento 5 Stelle e la Lega «per il gravissimo voto dei grillini a Von der Leyen», ha chiosato Matteo Salvini dopo il corteggiamento fallito alla supercommissaria tedesca.

Von der Leyen ha preferito concordare contropartite con i pentastellati, piuttosto che con gli alleati a Strasburgo dell’impresentabile estrema destra tedesca di AfD. In extremis, secondo le indiscrezioni grazie a una telefonata della cancelliera Angela Merkel a Varsavia, sembra che abbia avuto anche la stampella decisiva degli ultraconservatori russi del Pis, in cambio probabilmente del sì tedesco a mantenere alto il flusso dei fondi Ue verso il Paese dell’Est. Von der Leyen è stata costretta a scendere a compromessi, perché le è mancato il voto dei verdi e dei socialdemocratici tedeschi (Spd). E passi che gli ecologisti leader nel gruppo europeo abbiano puntato i piedi. Ma che gli alleati dell’ultima Grande coalizione di Merkel non abbiano sostenuto il loro ministro della Difesa, primo presidente tedesco della Commissione Ue da 50 anni, per giunta disobbedendo alle direttive dei socialisti europei e del loro candidato di punta Frans Timmermans, apre una grossa questione di fiducia all’interno del quarto governo Merkel.

Von der Leyen Germania governo Merkel
Ursula von der Leyen con la cancelliera Angela Merkel, al passaggio di consegne nel governo. GETTY.

L’ATTACCO DELLA CDU-CSU

Esterrefatta dall’ostruzionismo della Spd, la sera della votazione la leader dei cristiano-democratici (Cdu) Annegret Kramp-Karrenbauer in un intervento al notiziario della prima tv pubblica Ard (il Tg1 tedesco) ha chiesto «ai socialdemocratici di spiegare alle loro concittadine e ai loro concittadini tedeschi perché non hanno detto sì a un membro del loro governo». Sebbene tutti gli altri partiti europei fossero passati sopra alla regola – non vincolante – dello Spitzenkandidat aggirata, per i vertici dei socialdemocratici la ragione del no è semplice: in origine il candidato di punta dei popolari europei non era Von der Leyen ma un altro tedesco; cambiandolo non si è rispettato il voto popolare espresso anche in base ai capilista.

A AKK, leader della Cdu, serviva un ruolo importante nell’esecutivo per rafforzare il suo peso politico

Con la maggioranza del partito su questa linea, l’appoggio al ministro della Difesa è venuto meno. Detto questo, la Spd è «pronta a collaborare con il nuovo capo della Commissione Ue», ma agli alleati non basta. Anche per il capogruppo in parlamento dell’Unione dei cristiano democratici (Cdu) e sociali (i gemelli bavaresi della Csu), Ralph Brinkhaus «i socialdemocratici devono dare delle spiegazioni». Markus Blume, segretario generale della Csu, ha bollato il comportamento della Spd come «inqualificabile», «un peso per la Grande coalizione». Tra i conservatori c’è irritazione anche per la pessima immagine data dai socialdemocratici all’estero, sconfessati dagli altri socialisti e per l’ennesima volta perdenti.

UNA NUOVA PROTEGE ALLA DIFESA

Dalla cancelliera tutto tace. Non è stato facile per Merkel trovare la quadratura del cerchio sulle nomine con i partner dell’Ue. Nel giorno del 65esimo compleanno, scambiati gli auguri con Von der Leyen la cancelliera si è presa una pausa di ferie di tre settimane. Decisa, pare, a far raffreddare gli animi anche sul colpo di scena dell’incarico alla Difesa. Al posto di Von der Leyen è stata scelta a sorpresa AKK, come è chiamata  in Germania la nuova leader della Cdu: il retroscena della Frankfurter Allgemeine Zeitung molto vicina agli ambienti dei conservatori di Merkel racconta come ancora fino al 16 luglio scorso, prima della votazione a Strasburgo, nei palazzi della politica di Berlino «tutti fossero certi» della nomina alla difesa di Jens Spahn, già in lizza per la presidenza della Cdu. Ma anche lì sorpassato da AKK. Una telefonata tra Merkel e la sua delfina avrebbe di colpo mutato i giochi. Superata la meraviglia alla notizia «tra il dramma, la farsa e la commedia», nel partito hanno preso di buon grado l’irruzione di Kramp-Karrenbauer nel governo: in fondo alla leader della Cdu serviva un ruolo importante nell’esecutivo per rafforzarne il peso politico e l’influenza che, vuoi per la personalità spenta, vuoi per i limiti di essere scollegata dal governo non aveva. Con questa operazione Merkel, sulla via del pensionamento ha piazzato una sua protege, già sua sostituta nella Cdu, alla guida di uno dei ministeri più potenti. Grazie all’altra sua fedelissima, almeno fino a qualche anno fa, promossa a capo della Commissione Ue.

Von der Leyen Germania governo Merkel
Il triunvirato di Merkel. A sinistra la leader della Cdu e nuovo ministro della Difesa AKK, al centro Von der Leyen. GETTY.

IL TRIUMVIRATO DI MERKEL

La posizione di AKK non è invidiabile: per gli elettori tutt’altro che una «mini Merkel», ed è chiamata a bloccare il declino della Cdu, e contemporaneamente alla scivolosa missione di riformare le forze armate. Dove predecessori hanno fallito o, come Von der Leyen, niente affatto brillato. Come nel 2013 Von der Leyen, AKK non ha esperienza militare, né in politica estera e sulla sicurezza (a lungo è stata governatrice del piccolo Land del Saarland). Se non altro alla neo presidente della Commissione Ue, tra tante critiche, va riconosciuto di non aver gettato la spugna, dimettendosi come invece Karl-Theodor zu Guttenberg, o di aver cambiato ministero al cambio di governo come Thomas de Maizière. L’opposizione ha sfoderato i santini degli ex ministri tedeschi della Difesa fuggiti da un «calice avvelenato». I più sconcertati e arrabbiati dalla scelta del nuovo ministro sono i liberali (Fdp) che avevano appena messo da parte non poche perplessità, per ricompattarsi sul sì a Von der Leyen a Strasburgo. Il tempo di addolcirsi, spinti alla ragionevolezza dal loro gruppo europeo che a sinistra contano anche il partito di Emmanuel Macron, da Merkel è arrivata una pugnalata alle spalle. I toni sono più soft di quelli dell’estrema destra, ma anche per la Fdp la leader dei conservatori non ha le spalle abbastanza larghe per un ministero così impegnativo. «Non è credibile», dicono, «tanto più che per settimane la stessa escludeva incarichi di governo». Anche minori, ma una telefonata di Merkel ha cambiato tutto.

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