Il «tradimento» del M5s in Ue che inguaia Salvini

Con l'elezione di Von der Leyen, la Lega deve rinunciare a Giorgetti per la poltrona di commissario. Dure accuse al Movimento. Che, intanto, strizza l'occhio ai Verdi e incassa l'apertura del gruppo S&D.

17 Luglio 2019 21.40
Like me!

Nel day after dell’elezione di Ursula von der Leyen, Lega e M5s navigano nella tempesta. Tra duri scambi di accuse e un’incognita che irrigidisce ulteriormente le posizioni, coinvolgendo il premier Giuseppe Conte in una mediazione delicatissima: la nomina di un esponente leghista nella squadra dell’ex ministra della Difesa tedesca. Nomina appesa a un filo, tanto che ormai in ambienti della maggioranza non si esclude più che, a spuntarla, sia un tecnico gradito a Matteo Salvini. Anche se fonti leghiste, a Strasburgo, puntano allo scontro: «Il nostro nome sarà di valore, se ce lo bocceranno sarà come un atto di guerra», avvertono.

LA LEGA GRIDA AL “TRADIMENTO” DEL M5S

Intanto le tossine dello strappo M5s-Lega sul voto in Europarlamento sono tutt’altro che smaltite. «Non votare von der Leyen sarebbe stato un voltafaccia», sottolinea il M5s che, in un post, attacca la Lega: «C’era l’accordo che i cosiddetti sovranisti votassero Von der Leyen. Poi la Lega all’ultimo secondo ha scelto di sfilarsi, pur di colpire noi si è condannata all’irrilevanza». Durissima la replica della Lega, che in una nota parla di «sabotaggio» in Europa e di un M5S che ha «barattato una svolta storica per una poltrona. Se qualcuno pensa che i voti della Lega siano merce di scambio di scambio si sbaglia», tuonano i salviniani. «Quello del Movimento 5 stelle al parlamento europeo è stato un vero e proprio tradimento».

I commissari dovranno rispettare il programma di Von der Leyen

David Sassoli

L’aria che si respira a Strasburgo tra i leghisti è, del resto, di stampo pre-bellico. Nessuno fa trapelare il minimo rimorso per il “no” del 16 luglio. E poco importa se Von Der Leyen avesse il placet del premier Conte, che ha osservato gelido la svolta leghista sull’ex ministra tedesca. Fonti di Palazzo Chigi ricordano come il premier abbia lavorato per il miglior interesse del Paese e non di bottega, scongiurando che la Commissione fosse guidata da un’esponente temuta in Italia come Margrethe Vestager. Ma ora, sottolineano le stesse fonti, la partita per il commissario si fa molto più complicata. «Il “no” della Lega è legittimo, non so se compromette le trattative in corso per il commissario», spiega Conte, ricordando come la delega alla Concorrenza gli sia stata «assicurata». Ma il punto è conciliare un esponente leghista a un programma che la stessa Lega ha bocciato. «I commissari dovranno rispettare il programma di Von der Leyen», sottolinea, non a caso, il presidente dell’Europarlamento David Sassoli.

IL M5S CERCA CASA A STRASBURGO: IPOTESI VERDI

A questo punto calano le possibilità che sia Giancarlo Giorgetti il profilo scelto: toppo rischioso mandare un uomo chiave della Lega sulla graticola di Strasburgo e, in ogni caso, in un esecutivo non certo amico. Difficile anche per Giulia Bongiorno, altro membro di governo del quale Salvini non vorrebbe privarsi e sul quale, in ogni caso, c’è il veto del M5s. Veto che, come scandito da Tiziana Beghin, si estende anche all’attuale ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Toccherà a Salvini, tornato proprio il 17 luglio a tessere la sua tela europea nella riunione dei ministri dell’Interno a Helsinki con il non scontato placet di Conte, trovare il nome giusto. Il M5s, intanto, potrebbe trovare una collocazione a Strasburgo. Il gruppo S&D non ha chiuso all’ipotesi, sebbene la presenza del Pd assottigli di tanto le chance. L’opzione liberali non è tramontata ma tra i pentastellati è ai Verdi che si guarda. E chissà che lo strappo con la Lega a Strasburgo non sia il lasciapassare adatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *