I flussi elettorali delle Europee 2019

Il Pd limita le perdite, ma non attrae nuovi elettori. Il M5s “traghetta” voti verso la Lega. Salvini fa man bassa ovunque, soprattutto da Forza Italia. I dati dell'Istituto Cattaneo.

28 Maggio 2019 06.39
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Alle elezioni europee 2019 c'è stato un vincitore (la Lega) un vinto (il M5s, sceso per la prima volta in una competizione nazionale sotto al 20%) e un Pd che ha ottenuto un risultato in chiaro-scuro. E un arbitro inflessibile: l'elettorato del Sud. È la conclusione a cui è giunta una prima analisi sui flussi elettorali delle europee dell'Istituto Cattaneo.

LA LEGA PESCA SOPRATTUTTO DA FORZA ITALIA

Circa un terzo degli elettori del M5s alle politiche dell'anno scorso ha confermato il proprio voto, in molti hanno scelto l'astensione, qualcuno in meno è andato alla Lega, quasi nessuno è andato al Pd. Le perdite verso il non voto, soprattutto nella zona di Napoli, si aggirano attorno al 50%, mentre il "travaso" nei confronti della Lega è stato un fenomeno più consistente al Centro e al Nord che non al Sud. La Lega, in compenso, ha pescato molto di più fra gli elettori di Forza Italia, che si sono diretti verso la Lega in una misura che va, a seconda dei collegi analizzati, tra il 20 e il 40% dell'elettorato berlusconiano di un anno fa.

IL PD TIENE MA NON ATTIRA

Il Pd tiene, ma non attrae voti. L'analisi, curata da Rinaldo Vignati, ha preso in considerazione alcune aree di Torino, Firenze, Napoli, Palermo e Brescia. Emerge che il partito sotto la nuova gestione Zingaretti ha tenuto rispetto all'astensione e ha interrotto l'emorragia che negli anni scorsi aveva portato molti voti del suo bacino elettorale del M5s. Rimane però sostanzialmente isolato: il suo attuale elettorato è composto nella quasi totalità da elettori consolidati, eccezion fatta per l'apporto di Liberi e Uguali. Ma la capacità di penetrazione in altri bacini elettorali è quasi nulla: non si registrano, infatti, significative riconquiste di elettori cinquestelle. L'analisi, secondo i ricercatori del Cattaneo dimostra due cose: la prima è che «il Pd è ancora vivo e ha una sua posizione consolidata», l'altra è che «non è ancora tornato ad essere competitivo e non lo sarà finché non riuscirà a riconquistare i voti che oggi sono del Movimento 5 Stelle».

L'ELETTORATO DEL SUD AGO DELLA BILANCIA

Il primo partito, fa osservare il Cattaneo, è cambiato in tutte e tre le ultime tornate elettorali: 2014 (Pd), 2018 (M5s) e Lega (2019). «Un dato», dicono i ricercatori coordinati da Marco Valbruzzi e Pasquale Colloca, «che dimostra ancora una volta l'estrema volatilità dell'elettorato italiano e la disponibilità a cambiare il proprio comportamento di voto da un'elezione all'altra e da un leader all'altro. I segnali di maggiore turbolenza e incertezza elettorali arrivano in particolar modo dalle regioni del Sud, e non soltanto per l'aumentato divario nell'astensionismo, ma soprattutto per la loro estrema mobilità nelle scelte di voto». Ne emergono indicazioni per le varie forze. «Se il Pd vorrà recuperare consensi, se la Lega vorrà radicarsi e diventare definitivamente un partito nazionale, se Forza Italia vorrà resistere al 'fuoco amico' della concorrenza elettorale interna alla coalizione (da parte di Salvini così come di Meloni) o se il M5s vorrà mantenere una sua quota rilevante di consensi, è al Sud e al suo elettorato difficilmente mobilitabile e fortemente mobile che dovranno prestare particolare attenzione».

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