Rinviato il voto della Camera dei Comuni sulla Brexit

Rinviato il voto della Camera dei Comuni sulla Brexit

10 Dicembre 2018 12.07
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Si profila un nuovo stop per l'accordo sulla Brexit: Theresa May ha annunciato ufficialmente il rinvio del voto sull'accordo sul divorzio dall'Unione europea, con un intervento non programmato di fronte alla Camera dei comuni. Nella mattinata del 10 dicembre la decisione di rimandare il voto previsto inizialmente per l'11 dicembre è stata riportata dall'agenzia Bloomberg che ha citato fonti vicine alla premier Theresa May. Alla notizia del rinvio del voto di ratifica, la sterlina è crollata sui mercati, a 1,26 dollari e 1,1 euro, ma la Borsa di Londra gira in rialzo, ottimista sulla scelta del governo che potrebbe evitare una sonora sconfitta. Il rinvio del voto sull'accordo sulla Brexit «è una decisione che spetta interamente alla Gran Bretagna, da parte nostra non abbiamo commenti da fare» ha commentato un portavoce della Commissione Ue: «La nostra posizione non cambia, non rinegozieremo l'accordo, che è il solo possibile». Prima che tre fonti interne al governo confermassero la scelta del rinvio alla Bbc, la pemier ha convocato un consiglio dei ministri addirittura in conference call dato il breve preavviso.

Quando la premier si è presentata di fronte ai deputati britannici alle 16.30 ora italiana ha ammesso che l'accordo sulla Brexit da lei sottoscritto con Bruxelles «verrebbe respinto con ampio margine» allo stato a causa dei dissensi sul tema del backstop, cioè il meccanismo vincolante di salvaguardia del confine aperto Irlanda-Irlanda del Nord. Ha sottolineato le rassicurazioni ricevute sul fatto che nessuno intende farlo entrare in vigore, ma ha riconosciuto che esse non bastano e che servono ulteriori chiarimenti. L'inquilina di Downing Street ha detto infatti che intende recarsi a Bruxelles prima del vertice Ue di giovedi' prossimo, 13 dicembre, per discutere con i leader europei e la Commissione alcuni cambiamenti.

DAL 10 DICEMBRE TOUR EUROPEO: PRIMA TAPPA L'OLANDA

Secondo SkyNews la premier britannica dovrebbe infatti iniziare il un tour de force d'incontri bilaterali con i leader di diversi Paesi dell'Ue a margine della missione a Bruxelles dove – come ha annunciato il 10 dicembre – punta a strappare qualche rassicurazione in più sul cosiddetto backstop sul confine irlandese per provare a rendere l'accordo sulla Brexit potabile da parte del parlamento di Westminster. Il primo faccia a faccia confermato è previsto all'Aia, col primo ministro olandese Mark Rutte.

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LE RASSICURAZIONI DI MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI

A proposito del backstop sulla frontiera irlandese, la May ha dichiarato: «Non durerà per sempre, troveremo un accordo e non lo dovremo usare, possiamo anche estendere il periodo di transizione per non usarla mai». La capo del governo inglese punta a ridefinire le condizioni per l'attuazione anche solo teorica del meccanismo sul confine irlandese, attribuendo un ruolo al Parlamento britannico in modo da dare a questo strumento «legittimità democratica». Spera anche di ottenere chiarimenti in nuovi colloqui con Bruxelles. L'accordo raggiunto con l'Ue sulla Brexit, ha tuttavia ripetuto la May, resta «il migliore possibile». Perché, ha spiegato la premier Tory, garantisce, «un'uscita negoziata» dall'Ue e sfidando coloro che sono contrari a proporre un piano alternativo «plausibile». La premier Tory ha poi sfidato chi vuole un referendum bis «a dirlo chiaramente», avvertendo che esso tornerebbe a «dividere il Paese».

L'INTERVENTO ACCOLTO DA RISATE E RICHIESTE DI DIMISSIONI

May ha ricordato anche di aver votato Remain al referendum del 2016, ma ha ribadito che la volontà popolare espressa allora a favore della Brexit «va rispettata» e ha quindi insistito che l'accordo da lei raggiunto restituisce al Regno Unito «il controllo dei suoi confini, del suo denaro e delle sue leggi», protegge «i posti di lavoro, l'economia, la sicurezza» e l'integrità territoriale del Paese. Il suo intervento è stato tuttavia interrotto da risate fragorose e urla di disapprovazione, con qualche parlamentare che ha anche chiesto a gran voce le dimissioni della premier. Più di una volta, durante l'intervento, lo speaker della Camera, John Bercow, ha dovuto richiamare all'ordine i deputati pregandoli di «dare la possibilità» al primo ministro di «farsi ascoltare».

COLLOQUI CON I PAESI UE SULLA FRONTIERA IRLANDESE

L'ipotesi di rimandare la votazione era stata ripetutamente smentita dall'esecutivo, oltre che direttamente dal ministro Stephen Bacrlay. Ma ha continuato a circolare e ha ripreso quota in queste ore sullo sfondo delle notizie su una serie di colloqui avuti nelle ultime ore da May con vari leader di Paesi Ue – fra cui il premier irlandese Leo Varadkar e la cancelliera tedesca Angela Merkel – con il probabile obiettivo di spuntare in extremis da parte dell'Ue (e malgrado gli insistiti no di Bruxelles, ribaditi ancora oggi) un alleggerimento del testo sul backstop, che molti deputati britannici contrari all'accordo considerano cruciale per il loro dissenso. Ora l'annuncio sull'intervento di May ai Comuni elimina di fatto gli ultimi dubbi sull'intenzione di rinviare: tanto più che dopo di lei interverrà la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom, incaricata di dare indicazione di norma sull'agenda degli impegni governativi a Westminster.

CORBYN: «NON ABBIAMO PIÚ UN GOVERNO FUNZIONANTE»

Il leader laburista, Jeremy Corbyn, ha commentato in maniera molto dura la notizia del voto rimandato: «Non abbiamo più un governo funzionante». Il consiglio dei ministri giudica evidentemente «questo accordo così disastroso da scegliere la mossa disperata di un rinvio dell'11 esima ora», ha accusato Corbyn, rilanciando l'idea «alternativa del Labour di un'intesa che privilegi i posti di lavoro» da porre sul tavolo di «futuri colloqui con Bruxelles». La Gran Bretagna, ha detto il leader laburista è «in una situazione estremamente grave e senza precedenti», con «un governo che ha perso il controllo degli eventi ed è in completo disarmo» Corbyn ha anche aggiunto che se il governo non è capace di proporre qualcosa di diverso «deve lasciare al posto a chi ne è capace». La svolta sul voto ha raccolto reazioni negative anche da altri partiti d'opposizione e nella stessa maggioranza, mentre fuori da Westminster continua a manifestare come fa quasi quotidianamente un presidio di dimostranti anti-Brexit. Persino Nigel Dodds, capogruppo ai Comuni degli unionisti nordirlandesi del Dup, gli alleati ribelli a cui May di fatto si rivolge con il rinvio, sperando di ottenere una revisione dell'accordo nella direzione da loro auspicata, liquida questa mossa in extremis del governo come un segnale «di caos».

LA PREMIER SCOZZESE CHIEDE A CORBYN DI SFIDUCIARE INSIEME MAY

Il rinvio del voto di ratifica dell'accordo sulla Brexit è un atto di «patetica codardia» da parte di Theresa May e di un governo che «hanno condotto il Paese fuori strada e adesso cercano di scansarsi». Così oggi la first minister di Edimburgo e leader dell'Snp, il partito indipendentista scozzese, Nicola Sturgeon, che lancia una proposta al leader laburista Jeremy Corbyn per unire le forze e presentare insieme «una mozione di sfiducia contro questo governo incompetente» già l'11 dicembre. Obiettivo ultimo di Sturgeon resta peraltro quello di un secondo referendum per «fermare la Brexit» e «mettere fine al caos».

I FUNZIONARI BRITANNICI GIÀ A BRUXELLES PER RINEGOZIARE L'ACCORDO

In attesa delle comunicazioni ufficiali della premier alla Camera dei Comuni, Nadhim Zahawi, uno dei sottosegretari del suo governo, ha scritto su Twitter: «Theresa May ha ascoltato i colleghi (di governo) e andrà a Bruxelles per respingere il backstop», il contestato meccanismo sul confine irlandese, confermando le ricostruzioni secondo le quali May intende tornare a Bruxelles per cercare di ottenere un supplemento negoziale sulla Brexit e in particolare «respingere il backstop». Il negoziatore tecnico del Regno Unito per la Brexit, Olly Robbins, è stato visto arrivare alla Commissione europea. Fonti non smentiscono la sua presenza, ma non aggiungono elementi.

IL NO DELL'IRLANDA: «L'ACCORDO NEGOZIATO È L'UNICO»

Ma per la riapertura del negoziato con l'Ue sul backstop, May deve fare i conti con il premier irlandese Leo Varadkar che non ha lasciato nessuno spiraglio. L'accordo sottoscritto a Bruxelles «è l'unico accordo sul tavolo», ha tagliato corto Varadkar, «c'è voluto un anno e mezzo per negoziarlo, non è possibile riaprirne un capitolo senza riaprirli tutti». «Non ho nulla contro dichiarazioni chiarificatrici» allegate, ha concesso, «ma nessuna dichiarazione può contraddire l'accordo».

LA STERLINA AL LIVELLO PIÙ BASSO DAL GIUGNO 2017

Le incertezze sulla Brexit affondano la sterlina che scivola ai minimi da un anno e mezzo nel cross con il dollaro fino a 1,2612, il livello più basso da giugno 2017. La valuta britannica si deprezza dell'1% nel cross con l'euro e passa di mano a 1,1060 euro, un livello che non si vedeva da agosto.

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