Le cose da sapere sul voto per la Brexit del 29 gennaio 2019

Le cose da sapere sul voto per la Brexit del 29 gennaio 2019

29 Gennaio 2019 10.17
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Il 29 gennaio è in programma un voto del parlamento britannico sulle 'nuove linee' che la premier Theresa May indicherà di voler seguire dopo la bocciatura del primo tentativo di ratifica dell'accordo con la Ue sulla Brexit. Ciò che conta sono gli emendamenti. Due in particolare, contrapposti tra loro che chiedono da una parte il rinvio del divorzio, dall'altra invece modifiche all'attuale accordo. Entrambi sono stati ammessi dall'eccentrico speaker John Bercow. Ecco, se approvati dal parlamento, quali conseguenze avrebbero e come è andato il voto.

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1. GLI EMENDAMENTI DA VOTARE: RINVIO E ALTERNATIVA AL BACKSTOP

Il primo emendamento – che ha buone possibilità di passare – è quello preparato dalla laburista Yvette Cooper, con il sostegno delle opposizioni e di un gruppetto di colombe Tory pro Remain: se venisse approvato, obbligherebbe il governo a chiedere all'Ue uno slittamento della Brexit di nove mesi oltre il 29 marzo – ma la tempistica è negoziabile – in caso di stallo protratto al 26 febbraio. Eppure secondo i sondaggi un rinvio senza scopo, per esempio non legato a un secondo referendum, è considerata una delle scelte più impopolari. Il secondo emendamento del conservatore brexiteer Graham Brady – che ha meno chance di passare – impegnerebbe invece la premier a cercare di rinegoziare «soluzioni alternative» al backstop (il meccanismo di emergenza vincolante sui confini aperti in Irlanda che Dublino e Bruxelles insistono peraltro a considerare imprescindibile) di porre una scadenza per il 2021.

2. LA POSIZIONE DI MAY: LA PREMIER APRE SUL SECONDO EMENDAMENTO

Al momento l'orientamento di May (nonostante le divisioni fra i suoi stessi ministri) appare netto. No al primo emendamento, che secondo lei mirerebbe a «impantanare la Brexit»; apertura sul secondo – come ha detto la stessa premier il 29 gennaio inaugurando la ripresa del dibattito ai Comuni -, in vista di un possibile ricompattamento con gli euroscettici ultrà alla Boris Johnson. Johnson che, da parte sua, lancia segnali di pace, a patto che la premier spunti dai 27 una non meglio precisata "clausola di libertà" sul backstop. Più facile da dire che da ottenere, visto che l'Unione europea «non è aperta a rinegoziare».

3. LA POSIZIONE DELLA UE: NO SECCO A UNA RINEGOZIAZIONE

La posizione di Bruxelles, contraria a una rinegoziazione dell'intesa raggiunta a novembre, è stata ribadita il 28 gennaio dal portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, dopo che il vicepresidente Jyrki Katainen da Cipro ha definito una «cosa stupida» per i 27 l'eventualità di «fare concessioni» alla Gran Bretagna. «C'è un voto il 29 gennaio» al parlamento britannico, «vediamo come va e continueremo da lì», ha aggiunto il portavoce, invitando quindi a «non speculare». Anche il presidente francese Emmanuel Macron nella serata de l 29 gennaio ha spiegato che l'accordo con Londra «è il migliore possibile e non è rinegoziabile».

4. LA POSIZIONE DEL LABOUR: RESTARE NELL'UNIONE DOGANALE

Jeremy Corbyn, leader del Labour, ha accusato May di voler solo tenere insieme i Tory e l'ha sfidata su un accordo che lasci Londra nell'unione doganale. Corbyn ha definito vani gli attuali tentativi di May di ottenere dall'Ue entro il 13 febbraio le modifiche all'accordo «che non è riuscita» a portare a casa «in due anni». Secondo il leader dell'opposizione la premier rischia di mettere il Paese di fronte al «pericolo d'uno sconsiderato no deal» che imprese e sindacati giudicano «catastrofico per l'economia e i posti di lavoro».

5. IL RISULTATO DEL VOTO: BOCCIATO L'EMENDAMENTO DI CORBYN

Non è passato il primo emendamento antigovernativo per un piano B. L'emendamento, promosso direttamente dal leader dell'opposizione laburista, mirava a ottenere il via libera a una serie di voti su idee alternative a quelle della May per testarne il consenso in aula: in particolare su una Brexit soft con permanenza della Gran Bretagna nell'unione doganale e sull'ipotesi di un legge per introdurre un eventuale secondo referendum. È stata tuttavia bocciata, senza sorprese, con 296 a favore contro 327.

6. IL RISULTATO DEL VOTO: SÌ ALL'ALTERNATIVA AL BACKSTOP

La Camera dei Comuni dice sì alla richiesta avanzata dalla premier Tory, Theresa May, di un mandato per cercare di ridiscutere con l'Ue l'accordo sulla Brexit e di 'depurarlo' dal cosiddetto backstop sul confine irlandese. I deputati hanno infatti approvato con 317 contro 301 l'emendamento alla mozione May presentato dal deputato Graham Brady – e fatto proprio dal governo – che impegna la premier a tentare di negoziare con Bruxelles un piano B che contenga "soluzioni alternative" rispetto a backstop.

7. IL RISULTATO DEL VOTO: BOCCIATO IL RINVIO

Sospiro di sollievo per Theresa May: la Camera dei Comuni ha infatti bocciato stasera l'emendamento trasversale vincolante al suo piano B sulla Brexit -concepito per imporre al governo la richiesta di un'estensione dell'articolo 50, e di un rinvio limitato della Brexit rispetto alla scadenza del 29 marzo, in caso di stallo prolungato in parlamento fino al 26 febbraio. La proposta, che mirava ad allontanare il rischio d'un no deal, ha avuto 298 sì e 321 no. L'emendamento Cooper, appoggiato ufficialmente dal leader laburista Corbyn e da alcuni dissidenti Tory pro Remain, ha avuto tuttavia il voto contrario anche di una decina di deputati del Labour eletti in collegi pro Brexit e dissociatisi dalle indicazioni di voto del loro gruppo. Subito dopo la Camera ha bocciato pure un ulteriore emendamento analogo, sempre favorevole ad aprire la porta a un possibile rinvio della Brexit, ma di natura non vincolante, con 290 voti contro 322. In questo caso prima firmataria ne era un'altra parlamentare laburista, Rachel Reeves.

8. IL RISULTATO DEL VOTO: ESCLUSO A PRIORI IL NO DEAL

La Camera dei Comuni ha approvato stasera con 318 sì contro 310 no un primo emendamento 'correttivo' sulle proposte di Theresa May per un piano B sulla Brexit che raccomandava di escludere a priori l'opzione di un'uscita del Regno Unito dall'Ue senz'accordo. L'emendamento, elaborato trasversalmente dalla deputata Tory moderata Caroline Spelman e dal laburista Jack Dromey, ha in ogni caso un carattere non vincolante per l'esecutivo. E il fatto che non possa escludersi il no deal, è risultato chiaro anche dalle parole di Theresa May che ha spiegato di essere contro un'uscita senza accordo ma di essere anche consapevole che per evitarla serva un accordo alternativo.

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