Primo via libera del Senato Usa alla nomina di Kavanaugh

05 Ottobre 2018 15.10
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Il Senato, controllato dai repubblicani, ha approvato con un voto procedurale la chiusura del dibattito sulla nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte suprema. Il voto finale per la sua conferma è previsto per il 6 ottobre. I repubblicani hanno perso il voto della senatrice Lisa Murkowski ma hanno incassato quello del democratico Joe Manchin.

MOZIONE APPROVATA A STRETTA MAGGIORANZA

La mozione è stata approvata con 51 "si" e 49 "no". Nel voto finale i repubblicani, che controllano la maggioranza con 51 voti a 49, possono permettersi di perdere solo un voto. Lisa Murkovski dovrebbe confermare la sua opposizione, essendosi opposta anche al voto procedurale di chiusura del dibattito. Il sen. dem Joe Manchin, in corsa per la rielezione in uno Stato 'rosso' (West Virginia), ha dato disco verde alla chiusura del dibattito ma questo non significa che voterà automaticamente sì alla conferma del giudice. In caso di parità (50 a 50) il voto del vicepresidente Mike Pence sarà decisivo, a favore di Kavanaugh. Quasi subito il presidente Donald Trump ha esultato su twitter: «Sono molto orgoglioso per il fatto che il Senato Usa abbia votato 'sì' per far avanzare la nomina del giudice Brett Kavanaugh!».

I SENATORI DEL GOP SI RICOMPATTANO

Dopo giorni di indecisione i senatori repubblicani più scettici si sono fatti persuadere. L'unica che davvero resta in bilico è Lisa: «Penso sia un brav'uomo», ha detto in giornata, «ma non l'uomo migliore per la Corte in questi tempi», ha commentato. «E il momento di pensare alla credibilità e all'integrità delle nostre istituzioni», ha aggiunto la senatrice, che sostiene il diritto all'aborto. Sono invece rientrati nei ranghi altri due repubblicani dubbiosi, la senatrice Susan Collins e il senatore Jeff Flake che nel corso della giornata hanno detto di essere pronti a sostenere Kavanaugh. Con loro dovrebbe votare a favore anche il democratico Joe Manchin che ha definito il giudice un "giurista qualificato". A questo punto il magistrato può contare su 51 voti contro 49 e dovrebbe essere confermato.

KAVANAUGH CORRE AI RIPARI CON UN EDITORIALE SUL WSJ

Intanto Kavanaugh ha tentato di limitare i danni in un intervento sul Wall Street Journal, ribadendo di essere un giudice «indipendente e imparziale», e spiegando l'eccessiva emotività della sua testimonianza con la «soverchiante frustrazione di essere accusato ingiustamente e senza prove di una condotta orribile, completamente contraria ai miei precedenti e al mio carattere». Ma al di fuori del Congresso, l'opposizione nei suoi confronti cresce. La petizione dei docenti di diritto contro di lui ha superato le 2400 firme e persino un ex giudice della Corte suprema, il repubblicano Paul Stevens, pensa che non sia adatto dopo il pregiudizio politico mostrato nella testimonianza.

TRUMP POLEMICO PER LA MANIFESTAZIONE A WASHINGTON

Intanto per le strade della capitale sono andate in scena una serie di marce e proteste contro la possibile nomina del giudice. Circa 300 donne, tra le quali la comica Amy Schumer e la modella Emily Ratajkowski, sono state fermate il 4 ottobre durante una marcia nei pressi del Senato. Le manifestazioni sono state anche un'occasione per una nuova polemica sociale di Trump, che a colpi di tweet ha accusato «Soros e altri» di pagare i militanti che protestano contro la nomina di Kavanaugh. «I maleducati urlatori in ascensore sono professionisti pagati solo per cercare di far apparire male i senatori», ha cinguettato riferendosi apparentemente alla scena delle vittime di violenze sessuali che hanno urlato al senatore repubblicano Jeff Flake in ascensore per chiedergli di non votare Kavanaugh. «Non cascateci!», ha scritto il presidente. «Guardate anche tutti i cartelli identici realizzati in modo professionale. Pagati da Soros e da altri. Questi non sono cartelli fatti nel seminterrato per passione!», ha aggiunto.

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