Voto, tentazione d’autunno

Redazione
23/08/2012

C’è un’ombra inquietante che oscura le grandi manvora di intesa sulla legge elettorale: il voto anticipato. Perché cambiare le regole...

Voto, tentazione d’autunno

C’è un’ombra inquietante che oscura le grandi manvora di
intesa sulla legge elettorale: il voto anticipato.
Perché cambiare le regole della contesa ingolosisce i
malpancisti che potrebbero staccare la spina al premier Mario
Monti e spedire il Paese alle urne.
Intanto però questa riforma del voto va fatta.
LA SOLUZIONE MISTA. Sembrava trovato
l’accordo (o inciucio, se si vuole scegliere l’accezione
negativa del termine) con il premio di maggioranza del 15% al primo
partito
(e non alla coalizione), uno sbarramento al 5%
nazionale o 8% in almeno tre Regioni (norma salva-Lega) e un
misto di collegi (2/3) e liste bloccate (1/3).
LETTA: «INTESA A POSTO». È rispuntata invece
qualche incertezza quando Erico Letta del Partito democratico ha parlato di
intesa «già fatta»
poi smorzata con prudenza in «a
portata di mano»
UDC E AN PER LE PREFERENZE. Il capogruppo del
Popolo della libertà in Senato Maurizio Gasparri lo ha guardato
di traverso: la situazione sarebbe ancora in alto mare per colpa
dei collegi (voluti dal Pd, osteggiati dagli ex Alleanza
nazionale e dall’Unione di centro, che chiedono il ritorno
alle preferenze).
NO AD «ANNUNCI INTEMPESTIVI». Anche Cicchitto
ha bacchettato Letta, parlando di «annunci intempestivi» che
potrebbero «complicare le cose» in attesa della riunione del 29
agosto al Senato che potrebbe rivelarsi decisiva.
Ma a intorbidire la faccenda c’è la solita grana: lo
spauracchio di quel voto a ottobre o novembre.

La svolta di Berlusconi, tentato dalle urne novembrine

Il boccino ora è in mano a Silvio Berlusconi, che sta plasmando la sua nuova creatura,
GrandeItalia
.
Sembrava il più strenuo difensore della scadenza naturale della
legislatura, il Cavaliere, per via di quei sondaggi per nulla
incoraggianti.
Ma sarebbe pronto a un via libera qualora il Quirinale decidesse
in questo senso, al voto in autunno.
IL FOGLIO PARLA DI APERTURA. Ad
annunciare la svolta di Berlusconi è stato Il Foglio di
Giuliano Ferrara che ha citato «una fonte importante del Pdl
secondo cui Berlusconi non avrebbe più nulla in contrario ad
andare a votare prima, anche entro la fine dell’anno».
Ci vuole un po’ di sana incoscienza e cieca fiducia nei
propri mezzi per avere la convinzione di poter colmare il gap che
divide Pdl dal Partito democratico.
OBIETTIVO RIMONTA, COME SU PRODI. Puntando sulla
memoria corta degli italiani, distratti dall’antipatia
nutrita verso Mario Monti, il Cav punta a ripetere l’impresa
della rimonta su Prodi del 2006 (nove punti percentuali in pochi
mesi) che lo portò a un sostanziale pareggio con il coupe de
theatre
dell’abolizione dell’Ici annunciato al
faccia a faccia (guarda il video).

L’attacco al super Porcellum di Idv e Radicali

Di certo prima va mandata in archivio la porcata partorita da
Roberto Calderoli: il vigente Porcellum.
E non a tutti è piaciuta la manovra di sorpasso ingranata dal
trio Abc Alfano-Bersani-Casini: il leader dell’Italia dei
valori Antonio Di Pietro si è scagliato contro «i furbetti
della maggioranza» che stanno lavorando a un «super Porcellum»
con l’obiettivo di «mettere ai margini le forze politiche
scomode come l’Italia dei valori e creare ad arte una
situazione che renda inevitabile continuare con il governo Monti
e con la assurda maggioranza che lo sostiene».
«UNA MANOVRA ILLEGALE». Una sorta di
cospirazione anti-democratica curiosamente evocata anche dai
Radicali, che hanno smascherato un’illegalità: «Voteremo
con un sistema elettorale modificato a poche settimane dal voto,
mentre il Consiglio d’Europa indica in almeno un anno il
tempo minimo perché non si tratti di una farsa».
Mossa da dittatura, porcata 2.0 o ritorno al diritto delle
preferenze: qualunque opzione prenda forma, gli italiani a fine
agosto sono pronti a scoprire quale sarà il sistema con cui –
salvo astensionismo – dovranno tornare a votare.