Gabriele Lippi

Wanda Nara & co: il difficile mestiere della procuratrice

Wanda Nara & co: il difficile mestiere della procuratrice

30 Luglio 2016 10.00
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Una donna che tiene sotto scacco non uno, ma due potenti club calcistici di Serie A.
Una come Wanda Nara, in Italia, non si era mai vista.
Di mogli che spingono i mariti a lasciare una squadra per un’altra ce ne sono state diverse, da quella che convinse Andryi Shevchenko a tradire il Milan per il Chelsea a quella di Zinedine Zidane, il quale disse addio alla Juve per il Real Madrid, fino a Victoria Beckham, che ha portato il marito David in giro per le grandi capitali mondiali della moda: Los Angeles, Milano, Parigi.
Ma una moglie che si mette a fare il procuratore e litiga con presidente e dirigenti sull’ingaggio del marito, quello no.
IL MERCATO SU TWITTER. Forse è per questo che la nuova agente di Mauro Icardi è bersaglio di critiche degenerate in insulti sui social.
O forse perché, a ben vedere, la gestione della vicenda è stata controversa, con dichiarazioni affidate a Twitter, parole date e poi rimangiate, cinguettii pubblicati e poi cancellati, e persino un ruolo da protagonista nel prossimo cinepanettone offertole da Aurelio De Laurentiis per incentivarla a convincere Maurito a lasciare l’Inter e trasferirsi al Napoli.
Sono due possibilità. La terza è che il calcio sia ancora un ambiente a fortissima trazione maschile, nel quale è particolarmente difficile, per una donna, farsi largo e costruirsi una credibilità.
SU 1.358 AGENTI 56 SONO DONNE. In Italia, secondo il registro pubblicato nel 2015 dalla Figc, ci sono 1.358 agenti. Appena 56 sono donne, il 4,1%, e quasi nessuna di loro ha un nome conosciuto o gestisce giocatori di primo piano.
Michela Macalli, 34 anni, bergamasca, ha iniziato nel 2010 e ha deciso subito di concentrarsi sui giovani, arrivando a ottenere l’incarico di responsabile sviluppo calcio femminile del Comitato regionale Lombardia dalla Lega nazionale dilettanti.

Molte scelgono di cambiare strada dopo poco tempo

Altre hanno cambiato strada.
Sara Agostini, avvocato, ha fatto la procuratrice durante il tirocinio, poi ha iniziato a occuparsi di diritto dello sport.
A Lettera43.it ha spiegato di non aver mai subito comportamenti discriminatori da colleghi o società, perché «quello che conta è chi rappresenti, e se il tuo calciatore interessa a un club, non stanno a vedere se il procuratore è maschio o femmina».
AGOSTINI: «UN MONDO MOLTO MASCHILE». A sentir lei non esiste neanche un gap salariale, «le percentuali non cambiano tra uomini e donne, tutto dipende dall’esperienza e dalla competenza, anzi, a volte i più esperti chiedono pure meno».
Il problema, insomma, è di tipo culturale: «Quello del calcio è un mondo molto maschile. Molti calciatori, quando smettono, fanno gli allenatori, i direttori sportivi o i procuratori. È normale che siano di più gli uomini. Delle mie colleghe di studi all’università, nessuna voleva seguire questo tipo di percorso professionale».
PISANO: «PER NOI LA VITA È DURA». Un’opinione ben diversa da quella espressa da Mia Pisano, anche lei laureata in legge con tesi sul diritto sportivo, in un articolo pubblicato da Goal.com nel 2010: «È dura la vita per noi procuratrici, perché per luogo comune una donna capisce poco di calcio, per cui si fatica il doppio a farsi apprezzare e a far vedere le proprie qualità».
Nel già citato registro della Figc, Mia Pisano non compare più.
Nel 2014 aveva già smesso, nel 2015 è diventata garante dei diritti dei detenuti nel comune di Lucca.

La situazione negli Usa: 50 su 875 in Nfl, 6 su 189 in Nhl

La questione di genere, tra gli agenti sportivi, non è un problema esclusivamente italiano.
Nel calcio, all’estero, i casi di giocatori seguiti da donne sono sporadici (Adrien Rabiot, centrocampista del Paris Saint-Germain in passato nelle mire della Roma è seguito dalla madre Veronique, Dani Alves dall’ex moglie Dinorah Santana, protagonista sia nell’ultimo rinnovo di contratto col Barcellona sia nel trasferimento alla Juventus, nonostante il divorzio datato 2011).
Non va meglio nemmeno negli altri sport.
NESSUNA DONNA TRA I TOP 50. Tra i 50 agenti sportivi più potenti al mondo secondo Forbes, in una lista in cui sono inclusi volti noti del pallone come il portoghese Jorge Mendes (secondo) e l’italiano Mino Raiola (14esimo), non c’è nemmeno una donna.
E se le 50 donne sugli 875 procuratori della Nfl (il campionato professionistico Usa di Football americano) possono sembrare poche, basta scorrere i numeri delle altre leghe per rendersi conto che di meglio non c’è.
Nella Nhl, di 189 manager di giocatori di hockey su ghiaccio, solo due sono donne.
Al 2013, nel baseball, c’erano sei agenti in rosa su un totale di 400 registrati dalla Mlb player association; nella Nba erano sempre sei, ma su 375.
SOLO IL FOOTBALL È IN CRESCITA. Il trend appare in miglioramento solo per il football, passato dalle quattro su 900 del 1998 alle 28 su 713 del 2013, fino alle attuali 50 su 875.
Negli altri sport non ci sono stati progressi sostanziali. Nel 1998 la Nba contava una sola agente con giocatori in attività; la Mlb cinque (una in meno del dato attuale).
Eppure, Oltreoceano qualcosa si muove. Il rapper e imprenditore newyorchese Jay Z, nel creare la sua agenzia di management sportivo Roc nation sports, ha deciso di affidare i suoi giocatori di football all’avvocato Kimberly Miale, che gestirà, tra gli altri, la matricola Geno Smith, in corsa per un ruolo da quarterback titolare nei New York Jets.
Chissà che anche nel calcio italiano non possa cambiare qualcosa. A prescindere da Wanda Nara.

 

Twitter @GabrieleLippi1

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