Xi Jinping pronto al secondo mandato: un uomo solo al comando

Il congresso di Partito si avvicina. E il silenzio di questa fase è indice della lotta politica che si sta consumando al suo interno. Al sicuro sono soltanto il presidente e i suoi sodali. L'articolo su pagina99.

Xi Jinping pronto al secondo mandato: un uomo solo al comando

Il 18 agosto 2017 Xi Jinping è ricomparso in pubblico. Come ogni estate ha passato le vacanze con i più alti quadri di Partito in una località balneare. E le loro chiacchierate private quest’anno sono state più interessanti che mai. Perché? In autunno la seconda economia mondiale sarà alle prese con uno degli appuntamenti politici più attesi della sua storia recente: il 19esimo Congresso del Partito comunista cinese. È il summit che ogni cinque anni rinnova la classe dirigente del Paese più popoloso del mondo eleggendo gli oltre 200 membri del Comitato centrale, la più alta autorità all’interno di un Partito che conta quasi 90 milioni di iscritti. E, in un Paese dove le più alte gerarchie di Partito coincidono con le più alte cariche dello Stato, l’importanza è massima.

SE CI FOSSE LA DEMOCRAZIA… Se la Repubblica popolare fosse una democrazia, saremmo all’apice della campagna elettorale. I politici attualmente alla guida della nazione sarebbero intenti a schivare gli attacchi degli avversari e le domande scomode della stampa. Presidente e premier sarebbero costretti a elencare gli obiettivi raggiunti negli ultimi cinque anni, a confrontarsi con le promesse di inizio mandato non mantenute, con la crisi del ceto medio, l’assenza di sicurezza alimentare, la disoccupazione che avanza e una crescita economica che si assottiglia ogni semestre che passa.

UNA CONFERMA AL POTERE. Una stampa libera farebbe scommesse sui possibili scenari alimentando la suspense della corsa a Zhongnanhai – così si chiama il Cremlino cinese – con scandali e gossip più o meno verificati. Ma non è così che funziona l’ex impero di mezzo e a oggi l’unica certezza che abbiamo è che il presidente Xi Jinping rimarrà al potere per un secondo mandato.

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Si pensava che verso la metà di agosto sarebbero uscite le prime indiscrezioni. Dal 1953 infatti, ogni anno i più importanti leader cinesi scompaiono dalla scena pubblica nelle prime due settimane di agosto. Beidahe, località marittima a 280 chilometri da Pechino, ospita i summit estivi che, tra un bagno e un gelato, hanno visto approvate decisioni in grado di cambiare la storia della Cina.

OCCASIONE DI CONFRONTO. Da qui, nel 1958, Mao Zedong ha lanciato il Grande balzo in avanti, la disastrosa politica economica che ha avuto come effetto almeno 40 milioni di morti di fame. E sempre qui, nel 1988, Deng Xiaoping criticò deliberatamente le politiche riformiste dell’allora premier Zhao Ziyang, aprendo la strada alle manifestazioni che culminarono nel massacro di piazza Tiananmen. Non si tratta di un evento ufficiale, ma di un’occasione di confronto informale tra vecchie e nuove generazioni di potenti, un modo per risanare le fratture ideologiche fuori dai luoghi naturalmente adibiti alla politica.

SOGGIORNO ESTIVO PIÙ TESO. Quest’anno l’atteso "soggiorno estivo" era più teso del solito. A luglio Sun Zhengcai, il segretario di Partito della megalopoli di Chongqing (oltre 30 milioni di abitanti), è stato arrestato senza preavviso con l’accusa di «serie violazioni della disciplina di Partito». Non solo occupava uno dei 25 seggi del Politburo, ma era anche unanimemente considerato un possibile successore di Xi Jinping nel 2022. Nello stesso mese, la parata militare che commemorava i 90 anni dell’Esercito di liberazione popolare aveva visto sfilare un solo politico: il presidente.

NESSUN SUCCESSORE INDICATO. Con buona pace di chi lo aveva preceduto (Jiang Zemin e Hu Jintao sono ancora in vita) e della leadership collettiva a cui ci hanno abituato gli ultimi 30 nni di storia cinese. Si pensava che il confronto con la vecchia guardia sarebbe stato durissimo invece, pare, non c’è stato affatto. Al momento è questa l’unica lettura che diversi analisti hanno azzardato: Xi Jinping è un uomo solo al comando. E non pare avere alcuna intenzione di indicare un suo successore.

Chi conosce la politica cinese, "sa di non sapere". Gli analisti ammettono candidamente di essere costretti a "leggere le foglie di tè": frequenza delle apparizioni pubbliche dei leader, editoriali dei media di Stato, temi censurati e campagne propagandistiche. La leadership della seconda economia mondiale, nominalmente comunista, negli ultimi 30 anni si è sempre mossa secondo riti e consuetudini mai formalizzati.

NIENTE DI SCONTATO ORMAI. Ma da quando Xi Jinping è al potere, non si può dare più niente per scontato. Sappiamo, o meglio, sapevamo che qishang baxia, ovvero che fino ai 67 anni si poteva ancora star dentro al gotha del Partito, ma a 68 bisognava andare in pensione. Se questa regola venisse mantenuta, cinque degli attuali sette membri del Comitato permanente del Politburo, il vertice della politica cinese, dovrebbero essere sostituiti quest’autunno. Ovvero: fuori tutti ad eccezione di presidente e premier. Ma sono in molti a nutrire seri e motivati dubbi che questo avverrà. Primo tra tutti Deng Maosheng, il direttore dell’ufficio di ricerca per le politiche centrali, tra gli ideologi principali del Partito, che ha bollato pubblicamente la norma come «detto popolare» e quindi «non affidabile».

TRA "TIGRI" E "MOSCHE". Il banco di prova sarà la permanenza nel Comitato permanente di Wang Qishan, sodale del presidente sin dalla sua giovinezza e sceriffo (senza macchia?) che dirige in maniera spietata la Commissione disciplinare. In cinque anni scarsi ha assicurato alla giustizia interna del Partito 240 alti quadri (in gergo «tigri») e 1 milione 140 mila funzionari minori («mosche»). È «l’impugnatura del coltello di Xi Jinping», come lo definiscono persone informate dei fatti, lo strumento attraverso cui il presidente ha rotto l’ennesimo accordo non scritto sotteso all’avvicendarsi dei leader cinesi dai tempi della morte di Mao.

WANG SA TROPPI SEGRETI. Dopo il periodo di purghe feroci che ha contraddistinto gli anni della Rivoluzione culturale, la classe dirigente aveva tacitamente deciso di non indagare più al suo interno. Ma evidentemente non è più così e, nonostante i suoi 69 anni compiuti, ormai il compagno Wang potrebbe essere a conoscenza di troppi segreti per uscire dai giochi.

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Tra le «tigri» condannate all’ergastolo, infatti, spiccano i nomi di Zhou Yongkang (numero 9 del precedente governo, all’epoca a capo della Commissione militare centrale) e Ling Jihua (segretario personale dell’ex presidente Hu Jintao). Ma ci sono stati nomi importanti anche nelle aziende di stato specializzate in carbone, petrolio e ferrovie, nei tribunali, nei media e nell’Esercito.

BISOGNA FARE PULIZIA. Per chi appoggia il presidente, questa non sarebbe altro che una dimostrazione di come la ristrutturazione economica della seconda economia mondiale non possa cominciare se prima non si sia fatta pulizia. Per i detrattori si tratta invece di uno strumento extra-legale per eliminare gli avversari politici. Prova ne sarebbe il fatto che la Lega dei giovani comunisti, la fazione a cui appartiene anche l’attuale premier Li Keqiang, negli ultimi anni è stata decimata e messa all’angolo.

PREMIER SOSTITUITO? Nonostante la tradizione vorrebbe che il premier rimanesse in carica due mandati, negli ambienti che contano si vocifera addirittura che il vecchio Wang potrebbe sostituire Li alla guida economica del Paese. Sarebbe un evento senza precedenti, ma sulle macchinazioni che precedono il Congresso non abbiamo nulla più che speculazioni. I giochi di potere andranno avanti fino all’ultimo momento utile quando, nel giorno conclusivo del 19esimo Congresso, sul palco della Grande sala del popolo saliranno gli uomini designati ad accompagnare Xi Jinping nel suo secondo mandato. E il popolo non potrà fare altro che stare a guardare.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "perché vinceranno le fake news", in edicola, digitale e abbonamento dal 25 al 31 agosto 2017.

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Geplaatst door Pagina99 op donderdag 24 augustus 2017