Yara, errori e misteri

Redazione
07/12/2010

di Domenico Lanzillotta Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Vincenza Maccora ha disposto la scarcerazione di Mohammed Fikri,...

Yara, errori e misteri

di Domenico Lanzillotta

Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Vincenza Maccora ha disposto la scarcerazione di Mohammed Fikri, l’operaio edile di nazionalità marocchina fermato nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini legate alla scomparsa di Yara Gambirasio (leggi la notizia).
E ad avvalorare l’ipotesi di estraneità c’è anche la testimonianza dell’imprenditore edile veneto per il quale Fikri lavora da anni e con il quale si trovava nel cantiere del Bergamasco nel quale si sono concentrate le indagini.
A quanto si è appreso, il gip, pur convalidando il fermo eseguito sabato 4 dicembre, nel suo provvedimento ha registrato che la situazione indiziaria dell’indagato è cambiata rispetto al momento in cui l’immigrato era stato fermato a bordo di una nave diretta in Marocco.
In particolare, Maccora ha segnalato un errore nella traduzione dell’intercettazione telefonica inizialmente intesa come: «Allah mi perdoni, non ho ucciso».
In realtà, si trattava di una imprecazione perché l’interlocutore di Fikri inizialmente non rispondeva al telefono. È stato anche sentito l’uomo a cui era destinata la telefonata, che avrebbe confermato di dovergli 2 mila euro e di essere stato cercato proprio per questo.

L’imprenditore: «Fikri è sempre stato con me in cantiere»

Ma un’altra testimonianza sembra avvalorare l’potesi di estraneità dell’operaio marocchino. È quella di Roberto Benozzo, titolare della ditta edile di Santa Giustina in Colle (Padova) della quale Fikri è dipendente. Benozzo ha dichiarato lapidario: «Nel momento in cui Yara è scomparsa, lui era con me in cantiere. Siamo stati assieme a lavorare tutto il 26 novembre fino a sabato 27».
La sorella dell’imprenditore, Patrizia Benozzo, ha aggiunto ulteriori particolari che smontano di fatto l’ipotesi di una fuga in Marocco decisa all’ultimo minuto per salvarsi dalla giustizia italiana: «Mohammed aveva prenotato il viaggio da tempo. Non sappiamo da quanto, però già dall’anno scorso ci aveva chiesto un periodo di aspettativa», ha spiegato la Benozzo al Mattino di Padova.
Particolari che smontano di fatto l’ipotesi di una fuga in Marocco decisa all’ultimo minuto per salvarsi dalla giustizia italiana: «Fikri era solo indeciso se partire il 4 o il 19 dicembre. Non è vero che gli era scaduto il contratto, sono state dette e scritte tante cose che non corrispondono al vero, alcune palesemente falsate dai mass media», ha aggiunto la sorella dell’imprenditore veneto, «Va detto che Mohammed parla a malapena la nostra lingua, il suo italiano è legato all’aspetto professionale e la comprensione di quanto dice non sempre è buona».
Davanti ai militari dell’Arma, Roberto Benozzo avrebbe raccontato che quel 26 novembre, giorno della scomparsa della ginnasta 13enne, non perse quasi mai di vista il suo dipendente. «Ho ripetuto che quella notte eravamo in tre al cantiere: io, Mohammed e il guardiano. Se non è successo il fatto da mezzanotte all’una, in altri momenti non è certo potuto accadere. Mohammed è stato sempre con me. Con i carabinieri sono stato il più corretto possibile», ha confermato l’imprenditore.

Chiarezza sul permesso di soggiorno

Mohammed Fikri e Roberto Benozzo si conoscono da anni, più o meno da quando il giovane operaio marocchino aveva deciso di venire a lavorare in Italia, con un permesso di soggiorno stagionale, nell’agosto del 2006. Permesso rinnovato nel 2007 dalla questura di Mantova.
A quel tempo Fikri già lavorava per l’imprenditore padovano. Un permesso revocato e poi concesso nuovamente dopo un ricorso al Tar, e poi ancora rinnovato, questa volta dalla questura di Padova. E il documento è tuttora valido, visto che scadrà soltanto nel dicembre del prossimo anno.
Un dato, questo, che smentisce un’altra delle voci che giravano sul conto del giovane operaio: quella che lo descriveva come un clandestino le cui carte erano già scadute.
Residente a Loreggia, comune della Bassa padovana, ma con domicilio a Montebelluna, nel Trevigiano, Fikri ogni tanto si fermava a dormire a Vallà di Riese Pio X (Treviso), nell’appartamento di un connazionale.
Proprio lì, nell’immobile del quartiere Corazza, domenica 5 dicembre si sono presentati i carabinieri di Bergamo, in cerca di indizi e in particolare degli abiti indossati in cantiere dall’operaio. Gli uomini dell’Arma sarebbero tuttavia tornati in caserma a mani vuote.

Il capogruppo Pd in Veneto: «Un grande senso di liberazione»

Un «grande senso di liberazione». È stato questo il commento dell’ex sindaco di Montebelluna e capogruppo del Pd nel consiglio regionale del Veneto Laura Puppato, appena ricevuta la notizia della probabile estraneità di Fikri.
«È stata una giornata allucinante», ha aggiunto Puppato, «ma per fortuna c’è un dio». Il riferimento evidentemente è anche alle parole del governatore del Veneto Luca Zaia che sull’arresto dell’operaio marocchino aveva preso una posizione dura.
«Se malauguratamente venissero fuori le responsabilità di questo signore», aveva dichiarato l’esponente leghista, «si apre uno scenario destabilizzante: per reati del genere, si chiudano le celle e si buttino via le chiavi. È una vicenda che rischia di allargare ancora di più il solco tra coloro che rispettano le regole e coloro che vivono una situazione di illegalità. È un delitto raccapricciante, va usato un trattamento pesante e la tolleranza zero».