Yara, testimoni: usciva dal palazzetto

Redazione
10/12/2010

Almeno due testimoni hanno visto Yara, la sera del 29 novembre, quando si sono perse le sue tracce all’esterno del...

Yara, testimoni: usciva dal palazzetto

Almeno due testimoni hanno visto Yara, la sera del 29 novembre, quando si sono perse le sue tracce all’esterno del palazzetto dello sport di Brembate Sopra, dirigersi verso l’uscita del complesso lungo il percorso abituale, che conduce alla porta principale. Il particolare, sul quale si era ingenerata un po’ di confusione dopo che i cani avevano fiutato una sua traccia in una zona laterale della struttura, è stato confermato dagli investigatori.
A dirlo per prima, rispondendo ai giornalisti, è stata nel pomeriggio del 10 dicembre 2010 l’allenatrice di Yara, raggiunta nella polisportiva dove oggi è giorno di corsi, tra decine di ragazzini e genitori. L’ipotesi della porta laterale, supportata all’inizio anche da un’impronta (che però potrebbe anche essere stata casuale dato che si trova su una maniglia antipanico lungo il perimetro della zona d’allenamento), avrebbe suffragato l’idea di un uscita “anomala”, forse in compagnia di qualcuno del centro. Ora perderebbe del tutto consistenza. (leggi qui sull’andamento delle ricerche).
In una conferenza stampa, il 10 dicembre, il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni ha spiegato che pubblico ministero, carabinieri e polizia stanno «tutti lavorando per restituire questa bambina viva alla famiglia perché non ci sono elementi che evidenzino altro».
Meroni, che aveva accanto a sé il questore Vincenzo Ricciardi e il comandante dei carabinieri Roberto Tortorella, ha inteso fare il punto sulle indagini relative a Yara e ha più volte spiegato che «non è esclusa nessuna ipotesi» e «non vi sono elementi significativi per fare prevalere un’ipotesi su un’altra».
Il magistrato ha anche spiegato che l’ipotesi di reato di omicidio volontario contestato al marocchino Mohammed Fikri, fermato e poi scarcerato, derivava da quell’intercettazione, inizialmente tradotta male, in cui sembrava che l’uomo dicesse: «Allah mi perdoni, io non ho ucciso». Una frase che, a una più attenta analisi, è risultata di tutt’altro tenore. Il procuratore ha poi spiegato che «tutte le segnalazioni, anche le più stravaganti sono state valutate» e che «tutte le approfondite indagini fin qui svolte non hanno portato a risultati concreti».
«Sono state sentite tutte le persone che si dovevano sentire», ha proseguito il magistrato il quale ha confermato che Enrico Tironi, il vicino di casa di Yara che racconta di averla vista, nel pomeriggio del 26 novembre, in compagnia di due uomini lungo la via in cui la ragazza vive con i genitori, non è indagato per procurato allarme, come invece sembrava nei giorni scorsi.