Yemen, in 40 mila contro il dittatore Saleh

Redazione
03/02/2011

Sull’onda dell’Egitto, in Yemen, il 3 febbraio, oltre 40 mila persone hanno raccolto l’invito delle opposizioni, scendendo in strada per...

Yemen, in 40 mila contro il dittatore Saleh

Sull’onda dell’Egitto, in Yemen, il 3 febbraio, oltre 40 mila persone hanno raccolto l’invito delle opposizioni, scendendo in strada per chiedere la fine del regime del presidente Ali Abdullah Saleh.
Due cortei di decine di migliaia di dimostranti hanno marciato oggi per le strade di Sanaa: uno per reclamare le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, l’altro a sostegno del tiranno.
Il 2 febbraio, spronato dalle proteste Saleh ha accolto molte delle richieste dell’opposizione, compresa quella di non ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali, come il suo collega egiziano Hosni Mubarak. Ma le promesse non sono bastate alla folla.
PRO E CONTRO IL REGIME. Chiamate dal Forum Comune, l’alleanza dell’opposizione parlamentare, in migliaia hanno voluto dar vita pacificamente alla ‘giornata della collera’, scandendo in coro gli slogan: «No alla dittatura, no alla corruzione, Saleh vattene».
Non lontano, i manifestanti organizzati dal Congresso popolare generale, il partito al potere, ribattevano: «Con la nostra anima, con il nostro sangue siamo pronti al sacrificio per te, oh Saleh», al contrario che in Egitto, senza provocare attriti. Alla fine i manifestanti anti-Saleh si sono spostati nella piazza davanti all’ università, dove i leader hanno rivendicato la richiesta di riforme.
LE PROMESSE DI SALEH. «Sono contrario a una mia ricandidatura» alle presidenziali previste per il 2013, ha annunciato Saleh, al potere da 32 anni, dicendosi anche «contrario alla trasmissione ereditaria del potere», smentendo così quanti sostenegono che da tempo stia spianando la strada alla successione di suo figlio Ahmed, attuale capo della potente Guardia repubblicana.
Per calmare gli animi, Saleh ha anche adottato una serie di misure per contrastare la crescita dei prezzi, aumentare i salari dei dipendenti pubblici ridurre alcune tasse. Ma c’é chi le ritiene solo mere promesse.
Promesse che, con un deficit di bilancio dello Stato al 27%, sono irrealistiche, sia secondo i cittadini, sia secondo gli analisti: già dal prossimo luglio il buco nei conti pubblici potrebbe portare il governo a non essere più in grado di pagare il salario ai dipendenti pubblici.