Yemen tra fame, colera e bombe: una tragedia peggiore di quella siriana

Barbara Ciolli
25/08/2017

Raid su ospedali e civili, carestia, epidemie. Il Paese arabo più povero e isolato sta vivendo una crisi senza precedenti. E senza acqua potabile, elettricità, medicine a farne le spese sono sempre i bambini. Il punto.

Yemen tra fame, colera e bombe: una tragedia peggiore di quella siriana

Bombardamenti a tappeto, carestia, colera. In Yemen è in atto un disastro umanitario maggiore di quello siriano, a sua volta dichiarato in precedenza il peggiore per mano dell'uomo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il più grave al mondo insomma anche perché uccide soprattutto bambini. E se è opinabile una contabilità delle migliaia di morti e dell'orrore di due Paesi in balia della guerra civile e delle ingerenze straniere, l'obiettivo della tragica classifica è far accendere i riflettori sulla catastrofe ignorata dello Yemen.

CATASTROFE UMANITARIA. Tre cause di distruzione di massa concomitanti devastano il Paese millenario più povero della regione: le armi, acquistate per migliaia di dollari dagli Usa e dalla Gran Bretagna (fornitori di supporto logistico e di intelligence nei raid) ma anche dall'Italia e sganciate dall'Arabia saudita senza distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile; la carestia innescata dal blocco-aereo-navale disposto da oltre due anni sempre dalla coalizione – filo-occidentale – a guida saudita; il colera dilagato in particolar modo nella capitale Sanaa a causa del forte deteriorarsi dei servizi di base e conseguentemente delle condizioni di vita.

I morti nel conflitto, una guerra civile cominciata nel settembre 2014 con la presa degli autonomisti houthi di Sanaa ma esplosa sanguinosamente con l'inizio dei bombardamenti sauditi nel marzo successivo, oscillano a seconda delle diverse fonti (locali, Onu, Ong sul campo) tra gli 8 mila e gli oltre 10 mila, in maggioranza civili e tra loro circa 2 mila minorenni. I feriti sono oltre 45 mila, 2 mila i bambini soldato e circa 3 milioni gli sfollati. Circa 17 milioni (il 62% degli yemeniti) non hanno di che mangiare e l'80% dei bambini ha immediato bisogno di assistenza umanitaria. I casi sospetti di colera sono oltre 1 milione e circa 2 mila i morti per la malattia.

PAESE ISOLATO. I dati sullo Yemen sono terrificanti, ma vengono narrati poco e in ritardo, come i soccorsi messi in atto, anche per la quasi l'impossibilità dei giornalisti di entrare nel Paese: persino l'atterraggio a Sanaa degli aerei delle Nazioni Unite e degli operatori umanitari viene ostacolato da Riad. Alla chiusura dello spazio-aereo e navale, con l'intervento militare dell'Arabia saudita, quasi tutti gli stranieri e in particolar modo gli occidentali sono stati evacuati, la maggioranza delle ambasciate straniere ha chiuso. Migliaia di yemeniti si sono riversati nei barconi verso il Gibuti, ma la maggioranza di loro non ha avuto i mezzi per scappare.

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La miseria, aggravata dalle barriere di un paesaggio bellissimo ma aspro e incontaminato, ha trattenuto milioni di cittadini a Sanaa e nelle valli più impervie, un rifugio anche per sfuggire ai bombardamenti. A distanza di ore dai centri abitati e con gli ospedali situati su strade malandate o distrutte negli attacchi, raggiungerle è molto difficoltoso. Come lo è salvare vite umane e tamponare il propagarsi dell'epidemia. Medici senza frontiere (Msf), Ong con diverse basi in Yemen, ha messo in guardia: «Senza portare aiuti e fare prevenzione nelle aree remote il colera non potrà essere sconfitto, anche se nell'ultimo mese i casi sono rallentati».

L'APPELLO DI MSF. Dai dati dell'organizzazione umanitaria che ha curato circa un quinto dei malati di colera nel Paese, la valle dell'Osman nel governatorato nord-occidentale bombardato di Amran risulta la più colpita dall'epidemia dopo l'epicentro nella capitale. A Sanaa i massicci bombardamenti ordinati dall'erede al trono di Riad, il principe Mohammad bin Sultan, si sono abbattuti su porti, ospedali, centrali elettriche e altre infrastrutture, oltre che su abitazioni, matrimoni, funerali e anche sull'inestimabile patrimonio archeologico. In aggiunta gli occupanti houthi non si sono rivelati in grado di gestire servizi di base come per esempio la raccolta dei rifiuti.

Le acque sono contaminate, manca l'elettricità per refrigerare i cibi e i medicinali, carenti anche per il blocco commerciale. Gli yemeniti intrappolati nei luoghi più irraggiungibili non sono neanche consapevoli della natura dell'epidemia: osservano la loro gente morire, soprattutto i più piccoli, indifesi anche perché malnutriti. Per l'Unicef ogni minuto un bambino yemenita è colpito da diarrea acuta. Molte famiglie non hanno radio né tivù, spesso neanche il telefono. Non possono pagarsi il viaggio né le cure mediche e continuano a bagnarsi nei corsi d'acqua che occorre rendere di nuovo potabili, anche con un'azione coordinata di organizzazioni internazionali e sovranazionali.

TREGUA IMPOSSIBILE. Gli attori politici e militari yemeniti (gli houthi sciiti al Nord alleati con l'esercito e l'ex presidente Saleh, i sunniti del presidente formalmente in carica Hadi riparato nel capoluogo del Sud Aden, al Qaeda e Isis filo-sunniti in espansione) non sono concentrati nell'attenuare l'emergenza umanitaria né accennano a una tregua tra loro: anzi, la devastazione interna fa comodo all'Arabia saudita che non avanza con i raid, nonostante gli houthi abbiano smesso di ricevere aiuti anche militari dall'Iran loro supporter. Mentre è in arrivo la stagione delle piogge.