Ma quale Icaro, Zapata si è ispirato a Goblin di Stan Lee

Nel vedere svolazzare il suo drone sul popolo di Parigi la prima cosa che viene in mente non è il mito greco, ma l'ombra sinistra del maligno arcinemico dell'Uomo Ragno, l'eroe dei fumetti creato dal genio visionario americano che sapeva davvero immaginare il futuro.

26 Luglio 2019 13.13
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Zapata, l’uomo volante, l’uomo uccello. Un uccello poco naturale e molto tecnologico, non ha ali ma cinque microreattori che bruciano kerosene (non ditelo a Greta) e con quel marchingegno il quarantenne Franky Zapata, bardato come un argonauta inquietante, cavalca il suo ariete dal vello d’oro, che poi è un drone, e, anche se ogni tanto fa cilecca, interpreta il sogno infinito dell’uomo: volare, librarsi al di sopra «del rumore della vita», come canta Iggy Pop.

L’ultima defaillance il 25 luglio, quando ha cercato di sorvolare i 35 km del Canale della Manica, da Sangatte a St Margaret’s Bay e invece il moto ondoso l’ha ribaltato mentre faceva pit stop. Che vuoi farci, c’è sempre un dio che punisce Prometeo. Ma Zapata, a bordo del suo hoverboard che ha progettato da solo, e che comanda coi movimenti del corpo, ha già detto che ci riproverà.

PIÙ CHE A ICARO, ZAPATA SEMBRA ESSERSI ISPIRATO A GOBLIN

Progettato da solo, ma fino a un certo punto: hanno naturalmente scomodato le solite epopee per dipingerlo, da Icaro al gabbiano Jonathan Livingstone, hanno detto e immaginato e scritto tutto e il contrario di tutto, ma a vederlo volteggiare alla parata del 14 luglio, veniva se mai in mente un personaggio che nessuno ha scomodato. E invece è quello giusto. Non se ne sono accorti perché forse non era abbastanza chic, o magari non conveniva, in quest’epoca di politicamente corretto feroce, paragonarlo a un cattivo dei fumetti, meglio la mitologia greca, che riempie la bocca ed è la più facile da escogitare. Ma sia dannato chi, nel vedere Zapata svolazzare sul popolo di Parigi, non ha subito rievocato l’ombra sinistra del Goblin, il maligno arcinemico dell’Uomo Ragno. Ecco perché Franky la sua diavoleria l’ha progettata da solo, ma fino a un certo punto.

Goblin, il nemico dell’Uomo Ragno.

Questo quarantenne già campione di moto d’acqua, vuoi che non sia cresciuto anche lui nella suggestione dei comics? E allora diamo a Omero quel che è di Omero e a Stan Lee quel che è di Stan Lee, recentemente scomparso alla ragguardevole età di 95 anni: non era solo un creatore, uno sceneggiatore inesausto di superfantasie per supereroi. Era, per lui davvero possiamo scomodare la definizione, un genio visionario che sapeva realmente immaginare il futuro. Di più, sapeva crearlo, sapeva imporlo.

Franky Zapata mentre decolla col suo drone (Ansa/AP Photo/Michel Spingler).

Il drone di Zapata è quello, preciso, trasfuso dall’albo al cinema in 3D alla realtà, del Goblin. Solo pacifico, inoffensivo (per ora). Le sue evoluzioni sono le stesse, l’effetto è il medesimo. E saremmo pronti a scommettere che la lampadina al buon Zapata si sia accesa proprio sfogliando un numero di Spider Man. Franky è figlio di Stan più che di chiunque altro. Quanto a dire che, come sempre, il futuro ha un cuore antico e soprattutto una mente eterna: Leonardo da Vinci immagina elicotteri ma pure «macchine per trasportare le immagini e i pensieri da un capo all’altro del mondo»: sono i computer, poi evoluti in tablet e smartphone.

Quel saper immaginare e influenzare il futuro

C’è una stupenda canzone di Eugenio Finardi, Prima della guerra, le cui liriche si debbono a Valerio Negrini (il paroliere dei Pooh) in cui è descritta con fedeltà pazzesca l’evoluzione tecnologica di internet con tanto di collasso finale, dovuto a un conflitto totale: «E se chiedevi luce scattava la macchina centrale che generava la forza di un grande sole artificiale. E le città brillavano come incendi all’orizzonte se arrivavi dal cielo sopra una macchina volante (…). Dicono di un congegno che sparava gli occhi sulle stelle Che potevi guardare in un uomo attraverso la sua pelle E la gente accendeva certi specchi intelligenti e arrivavano immagini e voci dai posti più distanti. (…) Anche il resto vorrei sapere. Questa scatola per ricordare perché non parla più con me. Perché aggiustarla non so. Chissà se altre ne troverò. Capisco quelle voci per metà. Ma doveva essere grande una città. Quel tempo di tanto tempo fa…».

Era il 1981, la Rete si sarebbe sviluppata solo 11 anni più tardi. Non fa rabbrividire? Poi arriva Zapata, il Goblin “buono”, e ci si accorge che i fumetti non furono solo la saga di un’America patriottica che aveva bisogno di eroi positivi oltre l’eroismo, di «grandi poteri da cui derivano grandi responsabilità». Erano il canto di qualcosa di là da venire, ma che anche quelle improbabili avventure colorati avrebbero contribuito a portarci. Le auto volanti, annunciate nel Dopoguerra, non sono ancora arrivate; i droni, monopattini del cielo per lasciare a terra «il rumore della vita» sono tra noi, su di noi, esattamente come li aveva sognati Stan Lee 55 anni fa.

Franky Zapata durante una dimostrazione di volo (foto Ansa/IanLangsdon).

Adesso leggiamo che per la “invenzione” di Franky Zapata si ipotizza una diffusione per le forze armate con compiti di difesa, insomma dal drone si risale al Goblin, al soldato volante munito di ogni congegno per colpire, per annientare. Chi inventa la barca inventa anche il naufragio, chi inventa il drone di pace inventa anche quello di guerra. È sempre l’Uomo Ragno contro Goblin, è sempre il bene contro il male. Ancora e ancora. Fino a che non si divorerà «quel tempo di tanto tempo fa».

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