Il bilancio 2023 di Zelensky tra alleati che tirano il freno e dissidi interni

Stefano Grazioli
30/12/2023

Escludendo l'avvio dei negoziati per l'adesione dell'Ucraina all'Ue, il presidente ha passato un anno davvero difficile. La speranza di riconquistare i territori occupati dalla Russia è svanita, gli Usa e i Paesi europei sono titubanti mentre a Kyiv servono più armi e più uomini. Infine il leader è sempre più solo. Il suo consenso scende e il cerchio magico si sta sfaldando. L'analisi.

Il bilancio 2023 di Zelensky tra alleati che tirano il freno e dissidi interni

Non è stato un buon 2023 per Volodymyr Zelensky. Soprattutto se si pensa che un anno fa, dopo le vittorie sul campo in autunno con i russi respinti a sud di Kharkiv e sulla riva destra del Dnipro, pensava di chiudere la partita definitivamente quest’estate, con la riconquista del Donbass e della Crimea. Le cose sono andate diversamente, e c’era d’aspettarselo, visto che la retorica presidenziale, unita alla narrazione della stragrande maggioranza dei leader politici e dei media occidentali, è sempre stata un po’ troppo ottimistica e a tratti poco aderente alla realtà: sia quella del terreno in Ucraina, sia in Russia.

Il bilancio 2023 di Zelensky tra alleati che tirano il freno e dissidi interni
Natale a Kyiv (Getty Images).

Gli alleati tirano il freno: oltre ai soldi che probabilmente arriveranno servono armi e uomini

Al netto dell’avvio dei negoziati per l’ingresso nell’Ue, con tutte le incognite che l’apertura di Bruxelles si porta dietro, questo fine 2023 non sorride a Kyiv. Nella Capitale sono emersi i primi screzi interni, gli alleati occidentali sembrano avere tirato il freno, complici l’apertura della guerra in Medio Oriente tra Israele e Hamas e i problemi interni agli Usa, già in campagna elettorale per le Presidenziali 2024, che condizionano le mosse dell’intero asse nord-atlantico, salvo qualche eccezione. Nonostante le evidenze Zelensky nella sua recente tradizionale conferenza di fine anno ha tirato le somme, sorvolando sui vari problemi e sfoggiando la solita combattività: ha ribadito che l’obiettivo dell’Ucraina è quello di ripristinare i confini del 2014, recuperando appunto territori occupati all’est e al sud, Crimea compresa. Al momento Kyiv non sta perdendo la guerra, ha detto il presidente, ed è fiducioso che Stati Uniti e Unione Europea continueranno a sostenere gli sforzi ucraini di fronte all’aggressione russa. Tra gennaio e febbraio sia Washington che Bruxelles dovranno decidere sullo sblocco degli aiuti, 61 miliardi di dollari da un parte e 50 miliardi di euro dall’altra, ed è probabile che ciò avvenga. Da Washington è stato dato l’ok per l’ultimo pacchetto da 250 milioni. Resta da vedere se però la nuova iniezione consentirà a Zelensky di far collimare desideri e risultati: non è solo una questioni di soldi, ma di armi, del loro numero e qualità, e soprattutto di uomini.

Ucraina e Ue, l'avvio dei negoziati è un primo passo ma restano interrogativi sull'ingresso di Kyiv
Ursula von der Leyen Volodymyr Zelensky e Charles Michel (Getty Images).

Zelensky sotto il fuoco amico di Zaluzhny e del sindaco di Kyiv Klitschko

La linea del fronte è statica, ha ammesso più volte il capo di Stato dall’inizio di dicembre quando ha dovuto ammettere il fallimento della controffensiva cominciata a giugno.  I vertici militari hanno riferito che servirebbero circa 400-500 mila uomini per affrontare i prossimi mesi di conflitto. Presidente, governo e parlamento non hanno preso ancora decisioni definitive su una nuova mobilitazione, sul tavolo c’è l’ipotesi di abbassare l’età dei coscritti da 25 a 18 anni e di chiamare al fronte anche le donne, idea che però lo stesso Zelensky ha escluso, visto che un tale provvedimento rischierebbe di scardinare la già fragile pace sociale. Il presidente sta perdendo consenso, è arrivato a circa il 60 per cento perdendo 30 punti in 12 mesi e gli avversari interni si fanno già avanti: oltre ai problemi con il generale Valery Zaluzhny, capo dello forze armate, critiche arrivano ormai da ogni lato, dai soliti noti come l’ex presidente Petro Poroshenko al sindaco di Kyiv Vitali Klitschko. È presto per dire se a Kyiv ci sarà un’altra rivoluzione, come quella che secondo il presidente starebbe preparando la Russia, ma è un dato di fatto che l’andamento del conflitto nella seconda metà di quest’anno ha indebolito Zelensky sia a livello interno sia esterno. L’offensiva fallita ha creato malumori negli Stati Uniti, da cui dipendono le scelte fondamentali per il futuro dell’ex repubblica sovietica. Nel 2024 scade il mandato del presidente ucraino, che però ha già annunciato che le elezioni non ci saranno: nei prossimi mesi si potrà capire se la decisione verrà davvero confermata oppure il corso del conflitto e le pressioni esterne gli faranno cambiare in qualche modo idea.