Peppino Caldarola

La domenica bestiale di Zingaretti all'Assemblea nazionale del Pd

La domenica bestiale di Zingaretti all’Assemblea nazionale del Pd

15 Marzo 2019 08.39
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I sondaggi continuano a premiare il Pd di Nicola Zingaretti. Poco alla volta ci si distacca da quel tragico risultato delle scorse Politiche anche se siamo di fronte a una lenta risalita e non a una clamorosa inversione di marcia. Quel poco, che poi è tanto, che il nuovo Partito democratico sta racimolando lo può perdere tutto d’un colpo domenica 17 marzo quando si riunirà l’Assemblea nazionale che, dopo la certificazione della nomina di Zingaretti e la probabile elezione di Paolo Gentiloni a presidente del partito, dovrà dare una sistemata ai vertici dei provvisori ospiti di via del Nazareno.

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La corsa per farsi eleggere in Direzione, come primo passo per farsi rieleggere al prossimo parlamento, è diventata più travolgente dopo il disgregarsi della corrente renziana. Molti esponenti di quel gruppo sono già passati col neo segretario, altri che hanno tifato per Maurizio Martina si preparano a farlo, altri ancora costituiranno la ridotta in cui si chiuderanno i renziani in attesa della rivincita (campa cavallo…!). La corsa a posti del tutto inutili nel momento in cui si struttura una nuova leadership che dovrà per forza di cose presentare facce nuove, può comunque dare l’idea all’elettorato piddino che nulla è veramente cambiato e che la vecchia nomenklatura spera ancora una volta si farla franca.

DOVREBBE ESSERE IL SEGRETARIO PD A DECIDERE I MEMBRI DELLA DIRIGENZA

Le ambizioni politiche sono tutte legittime. C’è però un limite che in questi anni non è stato osservato: ci sono ambizioni che distruggono l’oggetto del desiderio. Che senso ha fare la guerra mondiale per entrare nella Direzione di un partito che potrebbe di punto in bianco perdere nuovamente terreno proprio per colpa di queste gare interne? Siamo di fronte ad una delle malattie del nostro tempo recente. La fine dei partiti favorisce il crescere di smodato protagonismo per cui ciascuno è convinto che “senza di me è il diluvio". Accadeva così anche nei partiti veri. Il manuale Cencelli di democristiana tradizione serviva a sistemare in modo scientifico il rapporto fra le correnti.

Forse i quotidiani di lunedì 18 marzo ci diranno quanti ex renziani sono saliti al vertice, chi è caduto, che fine ha fatto Matteo Orfini, se Maria Elena Boschi è forte ancora oppure no

Anche il mitico Pci ha sempre avuto attenzione, non solo negli ultimi anni, alle correnti, lì un tot di amendoliani, lì un tot di ingraiani, poi i berlingueriani e via via con denominazioni derivanti da cognomi di capetti locali. Tuttavia alla fin della fiera c’era un primato dell’interesse generale, del “non ci facciamo riconoscere” che spingeva a chiudere rapidamente la questione per dare un assetto dignitoso al vertice del partito. Qui invece todos caballeros. Forse i tg del giorno dell'Assemblea, forse i quotidiani di lunedì 18 marzo ci diranno quanti ex renziani sono saliti al vertice, chi è caduto, che fine ha fatto Matteo Orfini, se Maria Elena Boschi è forte ancora oppure no.

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Ovviamente frega niente a nessuno. Dovrebbe innanzitutto saperlo Zingaretti che potrebbe, qui con un gesto d’autorità che verrebbe compreso, dire alle correnti di presentare entro sabato 16 marzo alle 12 l’elenco dei propri candidati secondo un rigido criterio proporzionale lasciando però al segretario l’onere della scelta di coloro che saliranno al vertice. Per gli altri Zingaretti faccia come gli pare, cioè faccia cose nuove. Non è molto democratico e contraddirebbe la fama di uomo tollerante e inclusivo. Ma almeno il nuovo capo eviterebbe di fare la figura del fesso (non essendolo). È il rischio più grave che corre.

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