Le condizioni di Zingaretti al M5s che spiazzano i renziani

Il segretario dem avrebbe chiesto l'abolizione dei decreti sicurezza, un accordo preventivo sulla manovra e lo stop al taglio dei parlamentari. I fedelissimi dell'ex premier pretendono una smentita, che però non arriva. E i pentastellati serrano i ranghi: «Ci esprimeremo dopo le consultazioni».

22 Agosto 2019 15.11
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Nel corso delle consultazioni con il presidente della Repubblica, il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti avrebbe posto – secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblicatre condizioni che non coincidono con quelle approvate all’unanimità dalla Direzione nazionale del partito e che hanno mandato i renziani su tutte le furie, fino a far dire alla vicepresidente dem Anna Ascani che «qualcuno nel Pd pensa di far saltare il banco» sul «taglio del numero dei parlamentari».

I TRE PUNTI DELLA DISCORDIA

Il primo punto sarebbe l’abolizione dei due decreti sicurezza voluti fortissimamente dalla Lega e votati con la fiducia anche dal M5s. Il secondo punto sarebbe un accordo preventivo, prima dell’eventuale formazione di un governo giallorosso, sulle misure principali della manovra 2020. Infine lo stop alla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, per come è stata concepita e votata finora. Per l’approvazione definitiva manca solo l’ultima lettura alla Camera, ma il Pd ha sempre votato contro.

IL NODO DEL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Su quest’ultimo punto il vicesegretario dem Andrea Orlando ha parzialmente corretto il tiro: «Non abbiamo detto di non andare avanti col taglio dei parlamentari, abbiamo detto che va fatto con un quadro di bilanciamento, a partire anche dall’aggiustamento della legge elettorale. Quindi quantomeno non farlo subito, ma vedere quali sono gli altri interventi di accompagnamento». Anche Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera che ha accompagnato Zingaretti al Colle, ha provato a smussare: «Siamo a favore del taglio dei parlamentari che pure avevamo già proposto in passato, ma chiediamo sia inserito in un’agenda complessiva che tenga conto di una riforma della legge elettorale che garantisca rappresentanza democratica ai territori».

I RENZIANI CHIEDONO UNA SMENTITA (CHE NON ARRIVA)

Le tre condizioni che Zingaretti avrebbe consegnato al capo dello Stato – per altro alla presenza del renzianissimo Andrea Marcucci, capogruppo dem al Senato – hanno spiazzato i renziani: «Ci aspettiamo una smentita, in Direzione non abbiamo né discusso, né votato quei tre punti», ha detto un fedelissimo dell’ex premier citato da Repubblica. La replica, però, è stata di tenore diverso: «Le tre condizioni poste da Zingaretti sono la traduzione dei cinque punti votati all’unanimità dalla Direzione del Pd», hanno fatto sapere altre fonti del partito.

ZINGARETTI: «ORA SERVE UN APPROFONDIMENTO»

Poi è intervenuto lo stesso segretario: «I punti alla base della possibile trattativa per un nuovo governo sono quelli decisi all’unanimità dalla Direzione e che abbiamo presentato al presidente della Repubblica. Qualora ce ne fossero le condizioni e la disponibilità, è giunto il tempo di aprire una fase di confronto e approfondimento».

IL M5S SERRA I RANGHI

La reazione del M5s non si è fatta attendere: «Il Pd non può dettare nessuna condizione, figuriamoci queste», ha detto un deputato pentastellato di peso citato dall’Huffington Post. Mentre Gianluigi Paragone è stato più esplicito e su Facebook si è scagliato contro «quel solito senso di spocchia e di superiorità del Pd che mal sopporto». Il Movimento ha poi diffuso un comunicato con cui ha provato a serrare i ranghi: «Smentiamo ogni notizia diffusa dalle agenzie di stampa e dagli organi di informazione che citi fonti o riporti indiscrezioni di qualsiasi genere sul M5s. La nostra posizione sarà espressa al termine delle consultazioni e passerà solo attraverso i consueti canali ufficiali del Movimento e del capo politico Luigi Di Maio».

Più sento parlare quelli del Pd e più avverto quel solito senso di spocchia e di superiorità che mal sopporto… Sanno…

Posted by Gianluigi Paragone on Thursday, August 22, 2019

LA DISTENSIONE DOPO LE CONSULTAZIONI

Dopo essere salito al Colle il M5s ha riunito l’assemblea dei gruppi M5s, per stabilire nuove strategie. Secondo quanto si è appreso ha dato mandato per acclamazione al capo politico Luigi Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva ad incontrare la delegazione del Pd. Nel corso dell’assemblea Patuanelli si era rivolto ai parlamentari chiedendo un mandato per incontrare i dem «per parlare del taglio dei parlamentari, sul quale chiederemo chiarezza». «Per noi», ha detto il capogruppo grillino al Senato, «il taglio dei parlamentari si deve fare ora, non fra 10 anni come chiede qualcuno. È una riforma fondamentale per il futuro del Paese con cui gli italiani risparmieranno mezzo miliardo di euro. Oggi abbiamo presentato 10 punti per noi imprescindibili e, non a caso, il taglio dei 345 parlamentari è stato fissato come primo punto sia in virtù dell’importanza che gli attribuiamo sia in virtù del fatto che manca solo un voto e dunque due ore di lavoro della Camera per portarlo a compimento. Il taglio dei parlamentari è il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidità. A tal proposito, visto che oggi abbiamo letto dichiarazioni piuttosto vaghe al riguardo e visto che la Lega continua ad essere il partito del boh, vi chiediamo mandato per incontrare la delegazione del Pd».

LO SCETTICISMO DI SALA

Dal Meeting di Rimini, ha detto la sua anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «Non sono così sicuro che si vada a un nuovo governo. Io lo auspicherei, anche perché sono tra quelli che in tempi non sospetti ha detto che con il M5s bisogna anche parlare. Però penso che ci siano anche serie possibilità di andare a votare, non è facile trovare l’accordo. Non voglio essere né ottimista né pessimista, non sto vedendo grandi passi avanti per un nuovo governo. Oggi sono un po’ perplesso, poi vedremo».

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Commenti: 1

  1. Zingaretti sta facendo un errore enorme. Quando si cerca di costruire una maggioranza solida, non si può essere talmente presuntuosi da dettare condizioni. La parti sono alla pari; inoltre il PD non ” si concede” graziosamente, nessuno lo ha chiesto. Assumendo questo atteggiamento significa gettare i 5 Stelle nelle braccia di Salvini oppure regalare l’italia a Salvini dal momento che, se si andasse alle votazione, la Destra sarebbe im maggioranza. Possibile che il PD non ne faccia mai una giusta?!

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