Peppino Caldarola

Zingaretti, la fine del Pd e il futuro della sinistra

Zingaretti, la fine del Pd e il futuro della sinistra

27 Giugno 2018 07.24
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Su Il Foglio e sul Corriere della Sera sono apparsi oggi due manifesti per indicare al Pd la via d’uscita. Le firme sono eccellenti. Sul Foglio l’appello è firmato da Carlo Calenda. Sul Corriere da Ernesto Galli Della Loggia. Chi leggerà i due testi troverà molte cose interessanti e condivisibili e soprattutto un condivisibile punto d’attacco: il Pd è ormai inservibile.

L'ILLUSIONE DEGLI ULTIMI GIAPPONESI. Non se ne sono accorti molti dirigenti dem. Sicuramente non se accorgono gli ultimi giapponesi renziani, guidati dal medesimo e da Matteo Orfini, che continuano a dire e fare cose dell’altro mondo. Nel senso di un mondo che non c’è più, che non li prevede, che non li vuole più vedere. Ho il dubbio che anche i riformatori del Pd si stiano consolando, si dice a Roma, con l’aglietto immaginando nuove leadership e una rinascita del partito con l’apertura all’associazionismo e ai sindaci.

CIÒ CHE È MORTO VA SEPPELLITO. Dirò poche cose, dopo, sui due manifesti. Mi interessa il tema della rifondazione del Pd. Credo che chi sostenga questa tesi non abbia ancora capito, scusate la franca brutalità, che i buoi sono scappati tutti, ma proprio tutti. Non basta indicare un bel personaggio, penso a Nicola Zingaretti, mettergli attorno gente che dirige le città e qualche associazione per far tornare in vita ciò che è morto. Ciò che è morto va seppellito, con qualche onore ma va seppellito.

Il Pd non raduna più alcuno, deve sparire prima che il prossimo voto lo sciolga. Questo atto liberatorio va fatto da una parte del gruppo dirigente che contemporaneamente si deve fare da parte

L’effetto d’annuncio dello scioglimento del Pd avrebbe in sé il valore delle “scuse” che si devono dare agli italiani, oltre che il rispetto di un dato inequivocabile: il Pd non raduna più alcuno, deve sparire prima che il prossimo voto lo sciolga. Questo atto liberatorio va fatto da una parte del gruppo dirigente che contemporaneamente si deve fare da parte. Ci sono persone che hanno attraversato tutte le vicende di quella sinistra che è evaporata nel Pd: ma vi pare possibile che possano essere in primo piano nella ricostruzione di ciò che hanno sfasciato? Bisogna essere generosi e severi. Generosi quelli che devo levarsi di torno. Severi quelli che devono gentilmente accompagnarli alla porta. Poi se sono bravi, li andranno a chiamare.

È FINITA LA STAGIONE DELLA MELASSA. Il punto che va affrontato è inequivocabile e rappresenta l’errore iniziale dei due “manifesti” di cui parlavo all’inizio. La stagione che finisce non è solo la stagione del “non esistono più destra e sinistra”, “del meno Stato”, dell’accantonamento della questione sociale. È finita la stagione della melassa. Non si possono più creare formazioni mettendo insieme l’incomponibile. Il Pd ha fallito qui. Non ha fuso niente. Ha invece distrutto tutto soprattutto con il colpo di maglio di un incosciente leader privo di cultura politica.

DEVE RINASCERE UN ARCIPELAGO. Ciò che deve rinascere è un arcipelago, o se volete un prato dai cento fiori. Quello che colpisce nei due “manifesti” è che entrambi nel chiedere il superamento del Pd invocano di fatto solo il superamento della sinistra. Rieccoli. Il fallimento del Pd è frutto dello scioglimento della sinistra nel Pd, della sua rinuncia ad avere una propria cultura, della demonizzazione dell’anticapitalismo, del rifiuto dello Stato che protegge, della legislazione antisindacale. Come fanno gli autori dei due “manifesti” a dichiarare finita la sinistra quando ciò che sono finite sono le esperienze liberali che avrebbero dovuto sostituire la sinistra?

IL TEMA NON È NOMINALISTICO. Io convengo con Galli della Loggia, l’ho scritto il 26 giugno, che la sinistra non debba ispirarsi a modelli estranei, ma debba parlare italiano. In questo Paese abbiamo avuto il laboratorio più ricco di esperienze di sinistra, dallo sciopero a rovescio alle riforme socialiste del primo centro sinistra. Il tema non è nominalistico. Luciano Canfora sul Fatto oggi è severo con l’idea di tener viva una speranza ma trova giusto che si mantenga viva una «passione». Ecco: l’ha detto. Calenda e Galli Della Loggia danno un contributo notevole questa mattina anche con ricette che la sinistra non ha mai avuto il coraggio di realizzare, penso a Galli Della Logga che chiede una patrimoniale che in parte sani il debito e in altra parte offra soluzioni contro la povertà.

CHIUNQUE ARRIVI USI LA SCIMITARRA. Quello che manca, provò mesi fa Enrico Rossi, è il punto di vista della sinistra. Io sono convinto che Zingaretti sarebbe un ottimo segretario del Pd, ma se ci arriva in modo normale non va da nessuna parte. Deve arrivare con la scimitarra, farsi un nome perché ha tagliato teste, perché ha bombardato il quartiere generale. Sennò si perderà tempo a scontrarsi con Orfini e qualche altro disgraziato/a renziano/a. Non esistono più.

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