Chi si nasconde dietro Zorro, antagonista di Salvini a Milano

Chi si nasconde dietro Zorro, antagonista di Salvini a Milano

L'uomo che ha srotolato lo striscione 'Restiamo umani' rimosso dalla Digos non è nuovo a iniziative clamorose. Nel suo passato proteste per il G8 e in difesa della Palestina. La storia.

19 Maggio 2019 14.27

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«Questa mattina mia madre mi ha mandato la foto di me a sette anni, vestito da Zorro, e mi ha detto: "Sono passati 49 anni, era tutto scritto"». Da sabato 18 maggio è 'Zorro', l'uomo mascherato che ha srotolato lo striscione 'Restiamo umani' durante il comizio di Matteo Salvini in piazza Duomo, ma per i 'compagni' Riccardo Germani è da sempre 'Riccardino', l'anima creativa del movimento antagonista milanese.

Sindacalista Usb, 56 anni, Germani – nato e cresciuto a Roma e arrivato a Milano a 30 anni – ha iniziato a far politica da giovanissimo, a 14 anni, poi è stato «presidente di Radio Onda rossa, animatore del collettivo di via dei Volsci, ma nell'area creativa, quella degli indiani metropolitani», come racconta lui stesso all'Ansa. Nel movimento di allora c'erano già un Riccardo e un Riccardone, così a lui è rimasto appiccicato quel diminutivo con cui ha attraversato più stagioni di lotte e svariati spazi sociali. A Milano è stato a lungo 'Riccardino del Leo' o di Ya Basta!, l'associazione che collabora con le comunità zapatiste del Chiapas. A Marcos, insieme ad altre tute bianche, ha fatto da servizio d'ordine durante la Marcia dei colori della terra, quando il subcomandante si rese conto che tra tutti quei passamontagna neri c'era il rischio di un infiltrato, mentre gli italiani con la loro divisa erano più riconoscibili.

L'ESPERIENZA DA SCUDO UMANO IN PALESTINA

In Palestina, sempre con Ya Basta!, ha fatto lo scudo umano all'inizio della seconda intifada, quando Arafat era asserragliato a Ramallah. Negli anni Germani si è inventato 'azioni' ad alto impatto mediatico: prima del G8 di Genova ha portato i gommoni dell'Idroscalo e ha simulato l'assalto alla zona rossa nei vicoli dei Navigli; è arrivato alla prima della Scala in limousine, superando i posti di blocco spacciandosi per un musicista famoso e ha srotolato uno striscione con la scritta 'cambia la musica ma i suonatori sono gli stessi'. E poi ha passato 100 giorni su un tetto del Policlinico con le 'madri nella crisi', licenziate dall'ospedale; ha occupato la Borsa di Milano ai tempi di Occupy; ha organizzato una 'strip conference' di centraliniste contro 11 licenziamenti. In motoscafo è andato a portare cibo e coperte ai migranti sugli scogli di Ventimiglia; in pullman dai terremotati di Amatrice, per i quali si è inventato l'amatriciana solidale in piazza.

LA STANZA D'ALBERGO AFFITATATA PER ESPORRE LO STRISCIONE

Il suo capolavoro, però, è stato lo Zorro di piazza Duomo: «Insieme a Non una di meno e Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale» – racconta – «abbiamo affittato una stanza nell'unico sette stelle di Milano, che abbiamo pagato 650 euro. Da lì ho srotolato lo striscione 'Restiamo umani', come diceva sempre Vittorio Arrigoni, perché volevamo che il messaggio fosse positivo e inattaccabile. La Digos ci ha messo un'ora a trovarci, hanno tolto lo striscione ma siamo rimasti ancora mezz'ora, il tempo di vedere Salvini rivolgersi alla Vergine Maria, che» – scherza – «è un'immigrata incinta cacciata dal suo Paese». Il giorno dopo, è tempo di bilanci: «L'azione di ieri è andata molto bene, anche perché è stata condivisa e collettiva, a Milano in questo momento c'è una grande e bella possibilità di fare cose insieme. Se abbiamo messo in ridicolo Salvini questa cosa avrà un peso, perché le lotte da sempre nascono a Milano. Lui è stato identificato, ma non si preoccupa: «Nella vita ho preso molte denunce ma ne è sempre valsa la pena».

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