Tutti i dubbi sull’utopia di Zuckerberg della super intelligenza artificiale

Luca Sabia
28/01/2024

Il fondatore di Facebook ha annunciato di voler lavorare a un mega progetto open source, in controtendenza rispetto al mercato, che emuli il ragionamento umano. Ma l'addio a Meta del suo braccio destro, Sheryl Sandberg, è un campanello d'allarme. Dopo il fallimento del Metaverso, lo scetticismo degli esperti regna sovrano.

Tutti i dubbi sull’utopia di Zuckerberg della super intelligenza artificiale

Nel mondo degli affari la tempistica è tutto. I nomi pure. Mercoledì 17 gennaio l’alter ego di Mark Zuckerberg, Sheryl Sandberg, ha annunciato l’intenzione di dimettersi dal consiglio di amministrazione di Meta a maggio 2024: «L’attività di Meta è forte e ben posizionata per il futuro, quindi questo sembra il momento giusto per allontanarsi», ha scritto in un post su Facebook. Il giorno dopo, uno Zuckerberg apparso un po’ affaticato ha annunciato via Instagram l’obiettivo di contribuire alla realizzazione dell’Intelligenza artificiale generale, una super intelligenza artificiale in grado di emulare il più possibile il ragionamento umano. «La nostra visione a lungo termine», ha detto il fondatore di Facebook, «è quella di renderla open source in modo responsabile e ampiamente disponibile in modo che tutti possano trarne vantaggio». Per questo sarebbe a caccia di ricercatori e ingegneri, come ha dichiarato a The Verge, testata americana e riferimento essenziale per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze e sviluppi nel mondo dell’innovazione e della tecnologia.

Sandberg, una queen maker di talento

Se due indizi non fanno una prova, si tratta di un doppio passo che chiude un’era, per provare ad aprirne un’altra. Per capirlo dobbiamo partire proprio da lei, queen maker di talento: la 54enne Sheryl Sandberg. Nella sua vita professionale le è riuscito pressoché tutto. Laureata ad Harvard, avrebbe coltivato una più che brillante carriera tra Banca mondiale e McKinsey prima di tornare ad Harvard per un Master in Business administration, diventare capo del personale del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sotto l’ex presidente americano Bill Clinton e infine sbarcare a Google, dove ha assunto il ruolo di direttrice delle vendite online e delle operazioni. Anni dopo, nel 2013, avrebbe pubblicato il manifesto femminista Lean In: Women, Work, and the Will to Lead da cui fondò la sua organizzazione benefica.

Tutti i dubbi sull'utopia di Zuckerberg della super intelligenza artificiale
Sheryl Sandberg (Getty).

Quando provò a mettere il dito tra i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, dicono che la coppia non gradì l’intromissione. Al posto giusto, al momento giusto, Sandberg incontrò Zuckerberg a una cena di Natale a casa di un amico in comune. Come ha raccontato il New Yorker, da quel momento e per le successive sei settimane i due continuarono a frequentarsi a cena, una o due volte alla settimana nella casa di Sandberg. E nonostante un’offerta per lavorare al Washington Post, Sandberg accettò la proposta di Zuckerberg e si unì al social network. Qui ci sono prospettive, pensò.

Il fallimento di Second Life e il progetto non riuscito sulla realtà virtuale

Poi venne un modello di business basato su annunci mirati e automatizzati che portò l’azienda al profitto in tre anni, i successi con le acquisizioni di Instagram e Whatsapp, ma anche gli scandali politici come Cambridge Analytica, che spalancò le porte dell’azienda a un politico del calibro di Nick Clegg, ex vice primo ministro britannico ed ex leader dei Liberal democratici inglesi. D’altronde, Clegg era diventato famoso nella bolla di Westminster per aspirare a un ruolo di vertice in un’azienda della Silicon Valley. E così fu. Ma questa è un’altra storia. Non tutte le ciambelle, però, riescono con il buco. E nonostante il Metaverso tornò di moda nei circoli dei venture capital anni dopo il fallimento dell’esperienza di Second Life – eravamo all’inizio degli Anni 2000 – il progetto di Zuckerberg di creare una realtà virtuale non prese mai veramente piede. Il percorso di Sheryl Sandberg sembrava così perdere slancio.

Momento complicato per il modello di business di Facebook

La verità dietro questo doppio annuncio non la sapremo mai, naturalmente. Come non sapremo mai se si tratta solo di una coincidenza o di un tentativo di sparigliare le carte per cercare di recuperare il terreno perduto. Prova ne sono le parole di Sarah Myers West, amministratrice delegata dell’AI Now Institute, un’organizzazione no-profit di ricerca. Nel tentativo di Zuckerberg dice «si legge chiaramente una tattica di pubbliche relazioni volta a raccogliere benevolenza». La sensazione infatti è che Mark prima sia salito sul treno sbagliato e poi sia rimasto appiedato, in ritardo in una corsa che già ha grandi problemi da risolvere. Uno su tutti, ha fatto sapere da Davos il ceo di OpenAI, Sam Altman, l’intelligenza artificiale del futuro dipende dalla svolta energetica. Senza dimenticare poi che la partenza di Sandberg è arrivata mentre Facebook lotta per mantenere una quota di mercato contro piattaforme più vincenti come TikTok. E che le nuove regole sulla privacy di Apple ne potrebbero affossare il modello di business. Insomma, al di là delle prospettive distopiche, Dame Wendy Hall dell’Università di Southampton ha detto, a proposito, che la prospettiva di una super intelligenza artificiale open source è «davvero molto spaventosa». Gli esperti restano scettici sull’utopia di Zuckerberg.